Somewhere Recensione

Titolo originale: Somewhere

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Somewhere, la recensione del film di Sofia Coppola

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Somewhere, la recensione del film di Sofia Coppola

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Somewhere, la recensione del film di Sofia Coppola


Nella sequenza d'apertura e in quella di chiusura, è raccolto e sintetizzato tutto il senso, semplicissimo eppure complesso al tempo stesso, di Somewhere. Un film che si apre con un'auto (una Ferrari, simbolo di lusso e di un preciso life style), guidata dal protagonista, che gira interminabilmente in tondo in una specie di piccolo circuito nel deserto, fino a fermarsi senza apparente motivo; e che si chiude con la stessa auto prima, e il protagonista, solo, poi, che viaggiano diritti verso una meta ignota.

Perché il senso del titolo della quarta opera firmata da Sofia Coppola non sta a indicare uno stato in luogo, ma un moto a luogo. Meglio: la necessità imprescindibile di un movimento, di una deviazione centrifuga, di quel piccolo scarto che permette l’abbandono di un immobilismo centripeto figlio della routine e della paura, a favore di una fuoriuscita tangenziale che è cammino, percorso, crescita lungo la strada incerta della vita.

Per riuscire in questo intento, dice la Coppola, in fondo basta poco. Non servono rivoluzioni drammatiche o terremoti emotivi: basta qualcosa di semplice e delicato, basta un piccolo passo, figlio di un’altrettanto piccola (ma decisiva) spinta. Nel caso di Johnny Marco, l’attore annoiato e bloccato su se stesso che è protagonista del film, per uscire dal circolo vizioso di una ripetizione monotona e narcisistica delle sue giornate e della sua esistenza da divo, questa spinta consiste nella convivenza più prolungata del solito con la figlia undicenne, nata da una relazione tramontata. Ma non si pensi che l’arrivo della ragazzina nella vita del padre sia una deflagrazione traumatica: al contrario. È raccontata come evento di grande serenità e di estrema gradevolezza, tuttavia carico di senso al punto tale da essere l’impulso che fa saltare finalmente in avanti la puntina di un disco incantato da tempo.

Il peso degli eventi è sempre relativo, suggerisce il film: e per questo la Coppola spoglia Somewhere di qualsiasi elemento che trascenda la più elementare essenzialità, raccontando di cose semplicissime con uno stile minimalista e una fotografia neutrale, con toni di malinconica (in)dolenza riscattati comunque da un latente ma fiducioso ottimismo. E allora appare chiaro che l’insistita ripetitività del film è figlia di una precisa intenzione poetica e narrativa. E lo è che la sua apparente essenzialità, la sua esibita anonimità sono invece un accumulo di piccoli gesti e di dettagli che assumono un valore e un significato che non hanno necessità di esplicitazione.
Allora, come il suo protagonista, ecco che Somewhere è un film che va da qualche parte, eccome. Dove, in fondo, non è importante.



Somewhere
il trailer lungo del film
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