Something Good - la recensione del film di Luca Barbareschi

07 novembre 2013
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Tratto dal libro "Mi fido di te" di Abate e Carlotto, il film è visivamente ammirevole ma alla storia manca un mordente

Something Good - la recensione del film di Luca Barbareschi

Luca Barbareschi ha fatto scelte discutibili nella sua carriera da uomo di spettacolo e da uomo politico, scelte legittime per le quali non avuto alcun timore di attirare verso di sé critiche anche feroci. Questo, oltre ad un carattere schietto e controcorrente, ne ha reso l’immagine non facilmente vendibile, ma è un atto dovuto riconoscergli un certo spirito imprenditoriale che l’ha portato a produrre fiction TV, allestimenti teatrali e film con un particolare occhio per la qualità. Something Good non fa eccezione essendo un film ambizioso tanto nella messa in scena quanto nell’argomento trattato.

Girato in Cina con una troupe italiana, questo thriller drammatico appare da subito molto curato. La fotografia di Arnaldo Catinari trova splendide sfumature color terra nella campagna cinese prima di arrivare al grigio umido di Hong Kong. Un lavoro che diventa uno dei punti di forza del film il cui merito spetta soprattutto al Barbareschi regista. Si sente il suo approccio molto americano nello stile registico e questo non fa altro che giovare al respiro internazionale del film. Altro punto a favore è il tema affrontato dalla storia, quello molto attuale delle sofisticazioni alimentari. Non si tratta di un film di denuncia, ma di redenzione di un personaggio, Matteo, un trafficante di cibi adulterati che si innamora di una donna cinese. Il film scivola dai traffici loschi delle multinazionali al conflitto interiore dei due protagonisti e alla loro storia d’amore.

Fermo restando il valore imprenditoriale, e dunque internazionale del progetto che pochi film italiani possono vantare, a Something Good manca un mordente. Non è il thriller, il cui intreccio si innesca ma non si consolida lasciando il campo alla love story. Non è la storia d’amore, per la quale il Barbareschi attore non permette una facile immedesimazione nel personaggio. Non è la denuncia, non essendo questa l’intenzione originale nonostante il desiderio di sapere qualcosa di più sui traffici alimentari. Ma il coraggio di ambire, anche con presunzione, è da elogiare.

 



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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