Solo per vendetta - la recensione del film

02 settembre 2011

Ci sono film che partono da premesse talmente interessanti che è un peccato vederle perdersi per strada, sacrificate allo spettacolo o diluite nelle canoniche sequenze d'azione. E' quello che succede anche con Solo per vendetta.

Solo per vendetta - la recensione del film

Solo per vendetta - la recensione del film


Ci sono film che partono da premesse talmente interessanti che è un peccato vederle perdersi per strada, sacrificate allo spettacolo o diluite nelle canoniche sequenze d'azione. E' quello che succede anche con Solo per vendetta. Il pressbook del film ingenuamente ci rivela che lo sceneggiatore era presente sul set per aggiornare lo script. E' evidente, infatti, che dalla metà in poi la trama si sfilaccia, e che proprio problemi produttivi come la necessità di girare con un copione ancora non funzionante, hanno inficiato la riuscita di un film che prometteva molto. La prima parte della pellicola infatti funziona e mantiene desta l'attenzione dello spettatore. Il titolo italiano è in parte fuorviante: non si tratta in questo caso di un revenge movie nella tradizione di classici del genere come Il giustiziere della notte e Cane di Paglia, non siamo alle prese con un cittadino privato che decide di prendere nelle proprie mani il compito che ritiene - spesso non a torto - che le istituzioni siano incapaci o troppo lente a svolgere. Seeking Justice significa letteralmente "in cerca di giustizia", ed è proprio di quella che è affamato il protagonista del film, che si trasforma da pacifico cittadino in complice - involontario? - di un omicidio a sangue freddo. La misteriosa organizzazione capitanata dal personaggio di Guy Pearce applica la massima "occhio per occhio, dente per dente". Chi incautamente, nel momento di massima vulnerabilità dovuto a una tragedia personale, cede alle sue lusinghe, ne diviene schiavo per sempre, pedina di un gioco che va al di là delle dichiarate intenzioni di retribuzione assicurata alle vittime dei crimini.

Ma se è affascinante l'idea di un vigilantismo occulto e organizzato, infiltrato anche nelle forze dell'ordine, ii cui membri devono ricambiare senza discutere i "favori" ricevuti, la storia si fa fumosa e decisamente implausibile quando il tutto diviene emanazione della mente megalomane di un unico individuo. Da metà in poi il film perde in suspense, per trasformarsi nella solita storia dell'uomo braccato e in fuga, la cui unica speranza di salvare la vita a se e ai suoi cari è quella di diventare cacciatore e smascherare i suoi potentissimi nemici. Se gli spunti di critica sociale si perdono subito per via, restano - dal punto di vista dello spettacolo - alcune ottime sequenze, realizzate con l'aiuto del fior fiore degli stuntmen hollywoodiani. Tra queste, un bell'inseguimento a piedi e contromano su una trafficatissima highway e lo showdown finale ambientato in un centro commerciale abbandonato all'indomani dell'uragano Kathrina. Gli attori, va detto, offrono performance convincenti, da un Nicolas Cage meno esagitato del solito, alla bella January Jones di Mad Men, al sempre ottimo Guy Pearce. Alla fine quello che vediamo è un altro action movie senza infamia e senza lode. Il problema, per una volta, non è però attribuibile al regista, il veterano Roger Donaldson, che fa davvero del suo meglio col materiale che ha a disposizione.

Solo per vendetta
il trailer italiano in esclusiva


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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