Snowden: la recensione del biopic di Oliver Stone

14 ottobre 2016
3.5 di 5
84

Il regista americano dedica un'opera classica e importante alla figura del giovane informatico che ha svelato i segreti della sorveglianza di massa sui cittadini.

Snowden: la recensione del biopic di Oliver Stone

Ricorda molto la lotta di Davide contro Golia la battaglia solitaria di Edward Snowden contro colossi in grado di schiacciare anche un uomo più possente di lui, fragile ragazzo epilettico con una mente portentosa. Quella mente che lo porterà, giovanissimo genio informatico, a lavorare per la CIA e per la National Security Agency (NSA) statunitense come interno prima e come conttactor poi, e a creare per loro programmi il cui uso improprio e illegale (nonché immorale) risveglierà in lui un'anima liberal che non sapeva di avere. Edward Snowden è un eroe del nostro tempo, un Donchisciotte senza Sancho Panza, un uomo (quasi) comune che fa una cosa straordinaria e non si nasconde dietro la comoda panzana di obbedire agli ordini in nome di un bene più grande.

Oliver Stone, conquistato dalla sua storia, è così che ce lo rappresenta, ripercorrendola per tappe, dal suo congedo per motivi di salute dai Corpi Speciali dei Marines fino alla stanza d'albergo di Hong Kong in cui tutto è cominciato e registrato da Citizenfour, documentario premio Oscar di Laura Poitras (qua rappresentata da Melissa Leo). C'era bisogno di raccontare un'altra volta la storia del più famoso whistleblower di tutti i tempi, che ha rivelato al mondo, dati alla mano, che siamo tutti sotto sorveglianza 24 ore su 24, indipendentemente dal rischio anche nullo che costituiamo per la sicurezza statunitense? Sì, soprattutto in questo momento in cui l'America rischia di finire sotto il controllo di un egomaniaco incontrollabile come Donald Trump e a tal fine danno un brivido profetico – che speriamo svanisca nell'aria del mattino – le parole pronunciate dallo stesso Snowden nel film.

C'è tanto su cui riflettere e ancora tanto da sapere. Stone si libera dei panni del complottista per dimostrarci che qua c'è davvero motivo di temere, perché qua la minaccia terrorista c'entra solo marginalmente. Il vero obiettivo del controllo globale di questo onnipotente Grande Fratello è la supremazia mondiale. Snowden, puro e candido come la sua pelle, è davvero Biancaneve nella foresta stregata, che quando capisce di essere diventato complice della strega non ci sta e rivela al mondo le sue occulte magie. La sua è storia così incredibile che se non fosse completamente vera, sembrerebbe inventata.

Oliver Stone la racconta in modo lineare e classico, non indulgendo ai suoi vezzi stilistici e nemmeno al montaggio (meraviglioso) che componeva il puzzle corale di JFK. Perché questa è storia attuale, si sta svolgendo ancora e continua sui titoli di coda (che -  inaudito per un festival del cinema - molti non hanno visto!) . Non c'è bisogno di ricreare ma di rendere chiaro e ribadire quelli che molti non hanno ben capito e per farlo basta attenersi alla realtà. Joseph Gordon-Levitt è straordinario nell'interpretazione mimetica del vero Snowden, che ci commuove apparendo di persona a un certo punto. Ottimi tutti gli attori, con una menzione particolare per Rhys Ifans nel ruolo del protettore di Snowden nella CIA e Nicolas Cage, mai visto così in palla in tempi recenti, nella parte del vecchio ribelle. Forse non è il film che ci si aspettava da Oliver Stone, forse a qualcuno sembrerà lungo, o “noioso” (abbiamo sentito anche questo!) ma è, semplicemente, un'opera essenziale, che solo un regista come lui poteva darci.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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