Sinatra - All or Nothing at All: il documentario HBO alla Festa del Cinema di Roma

17 ottobre 2015
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Il film di Alex Gibney è un affascinante e completo viaggio nella carriera di The Voice

Sinatra - All or Nothing at All: il documentario HBO alla Festa del Cinema di Roma

Ci sono tante buone ragioni per non perdere le due puntate di Sinatra – All or Nothing at All, documentario HBO diretto dal veterano Alex Gibney (trent'anni di carriera trascorsi a raccontare il mondo), presentato alla Festa del Cinema di Roma. Suggeriamo che possa essere un film importante specialmente per la generazione che ha vissuto il mito di Frank Sinatra di seconda mano, al massimo notando da bambino, con ascolto periferico, gli ultimi anni del Gigante caduto, criticato magari per stonature impensabili in quella voce che aveva suonato impeccabilmente per quarant'anni di carriera. Il Sinatra di Gibney non è avvolto dal revisionismo, non è esaltato ciecamente, non è descritto con pregiudizio. In altre parole, è il risultato di un lavoro documentaristico di alto livello. Non solo per scoprire che il termine "Rat Pack" fu coniato involontariamente da Lauren Bacall.

Professionista a tutto tondo, irrefrenabile potenza creativa e imprenditoriale, divo capriccioso immerso nel successo glamour, talento indescrivibile, donnaiolo, atratto dal potere di ogni colore politico, capace di difendere i neri della musica come nessuno si sognava di fare negli anni Cinquanta ma allo stesso tempo simpatizzante di personalità mafiose, patriota ma disposto a scuotere i costumi. Tutto arriva nel film di Gibney, articolato in due parti da due ore, e non potrebbe essere altrimenti: nella sua iperattività artistica e sociale, Frank Sinatra ha attraversato epoche dell'America, attivamente almeno dai Quaranta ai primi Settanta. Raccontare lui significa raccontare i costumi e l'evoluzione di un paese, con le sue contraddizioni e il ruolo guida "larger-than-life", proprio come quell'icona eterna che chiedeva: "Fly Me To the Moon" e che forse sulla Luna è anche sbarcato.

Al di là della lettura storica, l'equilibrio dei materiali non sacrifica la descrizione precisa del carattere privato e l'eternità della sua esperienza, comune a quella di molti altri artisti: la ricerca di uno stile che possa contraddistinguere, la creazione di una cultura rivoluzionaria e la successiva disperata lotta contro l'idea di poter passare di moda, di essere travolti quando non si è ancora stanchi, per poi risalire brevemente alla fine, giocando sulla nostalgia, non temendo nemmeno un titano moderno come Michael Jackson. Una lotta costante e disperata anche per Frank: ci si può piegare a duettare con Elvis Presley, non si può convivere con i figli dei fiori se sei un crooner star nell'America post-II Guerra Mondiale.

Sinatra – All or Nothing at All è articolato sulle undici canzoni del concerto di addio di Frank Sinatra, anno 1971: un addìo che lui stesso ritrattò pochi anni dopo, non riuscendo a evitare di esibirsi a oltranza. Usando voci rigorosamente fuori campo di familiari e sodali storici, Gibney tesse il suo viaggio nell'universo di The Voice con una gestione praticamente perfetta di materiale fotografico e filmati di repertorio, chiaramente sterminati grazie alla vivacissima vita artistica del soggetto. Inutile dire che è aiutato da una colonna sonora in grado di conquistare anche chi di musica non ne capisca nulla: il talento non tutti lo sanno valutare davvero, la vera individualità magicamente colpisce chiunque.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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