Sì, Chef! - La brigade: recensione del film che mescola cucina e buoni sentimenti

07 dicembre 2022
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Audrey Lamy e François Cluzet nel cast di questa commedia diretta da Louis Julien-Petit che racconta di una chef d'alta cucina che si ritrova a fare la cuoca in un centro per migranti minorenni. Al cinema dall'8 dicembre, recensione di Federico Gironi.

Sì, Chef! - La brigade: recensione del film che mescola cucina e buoni sentimenti

Cathy Marie, gran talento in cucina e un caratterino niente male. Tanto che, quando la chef del ristorante in cui lavora come sous le contesta, per pura vanità, il condimento di un piatto di sua invenzione, non esita a mandarla a quel paese e andarsene sbattendo la porta.
È il momento di inseguire il sogno di aprire un posto tutto suo, ma per farlo servono soldi: ed ecco che Cathy Marie trova lavoro in quella che era pubblicizzata come “un luogo incantevole” con una “clientela esigente”, e che in realtà è una comunità per migranti minorenni in attesa di essere regolarizzati dallo stato francese.
La risposta di Cathy Marie a questa nuova, imprevista situazione lavorativa sarà in linea con le sue abilità culinarie e col suo carattere, ovviamente, e anche con il suo stesso passato; un passato che, per certi versi, l’accomuna a quella dei ragazzi che incontra nella comunità e che trasformerà nella sua brigata di cucina, perché anche lei è stata cresciuta in un orfanotrofio, e perché anche lei aveva trovato nella cuoca di quella struttura una figura di riferimento e di insegnamento.

Trama a parte, lo capisci piuttosto in fretta che Sì, Chef è un film pieno di buoni sentimenti, anche troppo. Un film dal quale non ti puoi aspettare troppe asperità, o troppi conflitti, perché tutto deve andare nel migliore dei modi possibili.
D’altronde, ammettiamolo, di asperità, difficoltà e conflitti riguardo certe questioni - che poi sono le questioni dei migranti e del loro inserimento nei nostri paesi - ne parla anche troppo, e in maniera troppo strumentale, l’informazione. E allora al cinema ben vengano il messaggio di speranza, e quel modo di raccontare uan storia e dei personaggi in maniera magari prevedibile, ma umano, che scalda un po’ il cuore e magari tira pure fuori qualche luccicone.

D’altronde, capisci piuttosto in fretta anche che Sì, Chef è un film capace di un tasso di professionalità assai elevato: vuoi per le scelte di inquadrature e montaggio, vuoi per la recitazione. Vuoi, soprattutto, per una scrittura, la scrittura del regista Louis-Julien Petit e dei suoi co-sceneggiatori Liza Benguigui e Sophie Bensadoun, che è in grado di amalgamare con perizia la risata con la commozione, di raccontare un personaggio allargando lo sguardo fino a comprendere tutta la sua brigata. E pure di lanciare frecciatine ben assestate alle manie televisive contemporanee tutte programmi di cucina e reality show.
Di cucina, in Sì, Chef ce n’è tanta, e ancora una volta vista come atto d’amore e altruismo. Di realtà forse un po’ meno: ma sarebbe bello che quella parte di realtà raccontata dal film, che pure esiste, fosse considerata sempre meno come una favola, e più come qualcosa di quotidiano.

Sì, Chef!: La brigade
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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