Short Skin - la recensione del film di Duccio Chiarini

02 settembre 2014
3.5 di 5
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Una brillante opera d'esordio, che racconta con il giusto equilibrio tra sfacciataggine e pudicizia una particolare storia di crescita.

Short Skin - la recensione del film di Duccio Chiarini

Lo spunto narrativo alla base di Short Skin, è di quelli che possono far pensare a una commedia scollacciata e goliardica alla American Pie; o, trattandosi del nostro paese e del nostro cinema, perfino qualcosa di più becero. Il film d'esordio di Duccio Chiarini, già documentarista radiofonico e cinematografico, racconta infatti dell'estate nella quale il 18enne Edo deve fare i conti non solo con l'amore estivo e non, e con lo spettro della prima volta, ma con una fimosi al pene che gli rende dolorosa e sgradevole perfino la masturbazione, figuriamoci un rapporto sessuale completo.
E invece, Short Skin non assomiglia né alle commediacce americane né a quelle di casa nostra, pur (paradossalmente) riuscendo a filtrare il meglio di entrambi i mondi.

Chiarini affronta la storia di Edo senza finti pudori o senza ammiccamenti pruriginosi, con il giusto equilibrio tra sfacciataggine e pudicizia tanto nel racconto e nella messa in scena dei corpi, quanto in quella dei sentimenti.
Perché Edo, come ogni adolescente, ha un po' di fretta, e di ansia, per la perdita della verginità, ed è combattuto da pulsioni puramente fisiche e un animo sensibile e garbato, che si manifesta nell'innamoramento per la vicina di casa Bianca (borderline con la gatta morta) così come nell'infatuazione per la più spiccia coetanea Elisabetta.
E che il protagonista, dopo tante divertenti e serie disavventure, affronti una circoncisione (la perdita di una parte di sé, ma anche di un limite patologico) per affrontare meglio il sesso e il futuro, appare davvero avere un carico simbolico non indifferente.

Se le fattezze del protagonista e le particolarità dialettali possono a tratti far venire alla mente l'Ovosodo di Virzì (e ci perdonino tanto i pisani quanto i livornesi per questo improprio e irrispettoso paragone territoriale), va detto che Short Skin è un film dalla personalità originale e spiccata, che non ha modelli espliciti né timori reverenziali.
Chiarini gira bene, con una linearità senza vezzi capace di scelte a volte affascinanti più vicina alla sensibilità degli indie USA che non ai film di casa nostra, ma scrive anche meglio. Edo, certo, la sua storia, ma anche quelle degli altri personaggi che gli orbitano attorno: due genitori alle prese con l'adulterio di lui, una sorellina 13enne ossessionata dal fare "trombare" il cane di casa, un amico del cuore un po' cialtrone che fa il duro ma poi s'innamora, due figure femminili antitetiche e complementari.

Pur rimanendo costantemente attaccato al suo protagonista e ai suoi tormenti, fisici e sentimentali, Chiarini riesce a costruirgli intorno un mondo familiare e non vivo e caloroso, animato da figure mai banalmente abbozzate, ma sempre scritte e raccontate con lo spessore narrativo che meritano.
Non è cosa da poco, né superflua: ché in questo modo tutto è più caldo, tutto è più vero, e non c'è mai l'impressione di forzature o di artificiosità.
E così Short Skin fa ridere, a tratti molto, ma è anche capace di restituire bene le inquietudini e le euforie della giovinezza, e, nel finale, di regalare una delicata e sorridente commozione.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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