La recensione di Shine a Light di Martin Scorsese

10 aprile 2008

Musica e cinema sono da sempre andati di pari passo, per Martin Scorsese: fin dagli esordi come montatore e assistente alla regia di Woodstock tre giorni di pace amore e musica, passando per The Last Waltz, fino al recente documentario su Bob Dylan. In attesa di quello, annunciato, su Bob Marley, Scorsese ci racconta ora gli Stones. A ...

La recensione di Shine a Light di Martin Scorsese

Shine a Light - la recensione

Shine a Light non è (solo) un documentario. Non è (solo) la ripresa, girata e montata da un grande regista, di un concerto coinvolgente ed entusiasmante.
Shine a Light è un grande tributo a dei musicisti che hanno il senso dello show nel sangue e che hanno segnato in maniera indelebile non solo che hanno fatto la storia del rock, ma l’immaginario collettivo tutto.
E, di conseguenza, Shine a Light è in qualche modo la bonaria resa delle armi del cinema di fronte allo strapotere iconico e spettacolare del rock’n’roll e dei suoi paladini.

Il senso di questo film è tutto racchiuso in un incipit che è quasi una dichiarazione d’intenti, nel quale con raffinato candore Scorsese ammette implicitamente come di fronte alla “potenza” degli Stones anche lui sia costretto ad abbassare il capo; un incipit che mostra come Jagger, Richards e soci siano icone che per caratura e carisma possono permettersi di non avere timore reverenziale nei confronti di nessuno – si tratti di uno dei più grandi registi contemporanei o di un ex presidente degli Stati Uniti – e anzi di utilizzare con loro una sofisticata quanto complessa forma di understatement figlia della consapevolezza del loro ruolo.

Con grande intelligenza cinematografica, in Shine a Light Scorsese si mette al servizio degli Stones, e non al loro livello, lasciando che a parlare siano una musica e una performance straordinarie, che fan muovere piedi e mani come ad un concerto vero; che a parlare siano i gesti, gli sguardi e le parole di personaggi in totale controllo del palco e delle loro stesse icone.
Le scelte “mimetiche” del regista italoamericano evidenziano il dominio degli Stones sul palcoscenico e sul pubblico, ma anche permettono di far emergere attraverso dei dettagli quasi impercettibili il ritratto (mai banale e anzi sfaccettato) di uomini coscienti del loro potere, del loro carisma. Del mistero legato a questo fascino e alla loro straordinaria longevità.

Mitologia e mitografia degli Stones (del rock), tanto efficace e coinvolgente da far perdonare a Scorsese il pessimo dolly simulato che chiude il film, kitsch per essenza e realizzazione.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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