Semina il vento: la recensione del film tra ecologia e magia con Yile Vianello

23 agosto 2020
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Danilo Caputo dirige una favola ambientalista su una giovane donna, interpretata da Yle Vianello, che lotta per difendere la natura e contro l'inquinamento mentale.

Semina il vento: la recensione del film tra ecologia e magia con Yile Vianello

Ha una giacchetta rossa Nica, la giovane e caparbia protagonista di Semina il vento, rossa come il cappotto di Isabella Ragonese in Sole, cuore, amore e come il soprabito della bambina di Schindler’s List. Nei film di Daniele Vicari e Steven Spielberg quel colore era simbolo di speranza e insieme di amore annientato dall'orrore dell'indifferenza o della guerra, mentre qui significa passione, ribellione e rivoluzione, anche se per Danilo Caputo e il suo direttore della fotografia è semplicemente una tinta in contrasto con il verde degli ulivi e l'azzurro scuro della notte.

E dalla notte di un passato di cui non sappiamo nulla arriva il nostro personaggio principale, una studentessa di agraria che si prende a cuore la sorte degli ulivi secolari sui terreni di famiglia che un parassita sta lentamente avvelenando, fra l'indifferenza generale e la fretta di chi desidera sbarazzarsi degli alberi malati per trovare una via più facile di guadagno. Nica è una Greta Thunberg ante litteram, una guerriera con una missione: lottare contro l'inquinamento mentale delle persone, di quanti, in altre parole, sono cresciuti a breve distanza da un mostro infernale e nocivo chiamato Ilva che ha dato lavoro ma ha ucciso la natura, e che adesso si rivolta contro l'uomo e i suoi veleni, privandolo di una fonte di guadagno o protestando in maniera magica e inspiegabile.

Per non puntare il dito, per evitare un film a tesi o un barboso j’accuse, Caputo si affida alla favola, una favola con tanto di strega, e la strega, forse, è una nonna che non c'è più ma che era e resta capace di innescare prodigi, e che probabilmente torna a fare visita alla nipote Nica sotto forma di in una dolcissima gazza, accolta amorevolmente nella stanza da letto con microscopio in cui la ragazza torna a dormire e a studiare. Perché c'è anche la dolcezza in Semina il vento, e non bisogna dimenticarsene, e per il regista è prerogativa squisitamente femminile, e solo da una donna può arrivare il cambiamento, l'antidoto al machismo che qui significa sfruttamento allo stremo delle risorse, con tanto di sacchi di rifiuti che occupano i campi. Questi campi sono la nostra memoria storica, l'anima ancestrale di un luogo spesso narrato attraverso il soprannaturale. Danilo Caputo vi si addentra con rispetto e quasi timidezza - restando sempre a metà fra scienza e mito - e ne coglie anche i più impercettibili particolari, prima di tutto sonori. Le sue immagini, prima quiete e quasi contemplative, diventano poi di un'efficacia visiva straordinaria, soprattutto nel finale inatteso che certo non sveleremo.

Semina il vento ci spiega che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e che l'uomo, che ha peccato di hybris, non è il più grande predatore al mondo. Ce l'hanno insegnato il Coronavirus e quel cinghiale che passeggiava per la Croisette nei giorni in cui si sarebbe dovuto svolgere il Festival di Cannes. Nel film, però, (e fortunatamente anche nella realtà) piante e animali non combattono da soli ma hanno una preziosa alleata. La sua rabbia dovrebbe esserci di insegnamento, e la sua energia di stimolo. E’ un'energia che ha molto a che fare con il talento recitativo di Yile Vianello, la ragazzina di Corpo celeste che ha ben mascherato il suo accento toscano per aderire a un'eroina a volte taciturna e contemplativa, più spesso coraggiosa e diretta. Nica, nella sua inafferrabilità, rappresenta l'enigma di ogni essere umano, sistema complesso talvolta mandato in tilt dal Dio denaro o dall'industrializzazione forzata.

Per tutto questo Semina il vento è potente e rigoroso e ha la sincerità e la libertà di molte opere prime e seconde. Del resto si sa che in Italia per fare del buon cinema, che poi è quello che non coincide la necessità di spiegare tutto ma proprio tutto, bisogna essere o grandissimi autori o registi debuttanti o semi esordienti. In mezzo alle due categorie, in particolare quando si pratica la commedia, spesso si naviga a vista fra un cliché, un volto noto e la difficoltà di avere il final cut.

Semina il vento è stato presentato in anteprima nazionale al Bari International Film Festival 2020

Semina il vento
Il trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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