Selfie di famiglia: recensione della commedia familiare autobiografica di Lisa Azuelos con Sandrine Kiberlain

15 giugno 2019
3.5 di 5
8

Divertente e toccante racconto del rapporto fra una madre e l'ultima figlia in procinto di lasciare il nido.

Selfie di famiglia: recensione della commedia familiare autobiografica di Lisa Azuelos con Sandrine Kiberlain

È sempre questione di punti di vista. Per una ragazza arrivata all’ultimo anno delle superiori, la scelta di fare l’università all’estero vuol dire superare la linea d’ombra, avventurarsi per la prima volta verso un futuro pieno di incognite, ma anche elettrizzante di nuove sfide. Per la madre divorziata di suddetta ragazza, la più giovane di tre pargoli, vuole dire svuotare la casa dell’ultima dolce creatura che ormai si è fatta grande. Vuol dire, come ci insegna Patrica Arquette in una splendida scena dell’altrettanto splendido Boyhood, sentirsi vuota dentro, in una cosa senza più urla e lamentele, con la sensazione di aver esaurito la parte principale del proprio mestiere di genitore. Proprio vedendo il film di Linklater, la regista francese Lisa Azuelos si è preparato all’abbandono della figlia più piccola, alcuni mesi prima dell’arrivo della lettera di accettazione da parte di un’università canadese.

Un evento così centrale, per lei, da volerlo raccontare, con un livello molto alto di autobiografismo, in Selfie di famiglia (in originale Mon bébé). È proprio la figlia, Thaïs Alessandrin, a interpretare se stessa, con Sandrine Kiberlain nei panni della madre. Il tutto in un film, se non si era già capito, che deve molto alla reale dinamica famigliare di casa Azuelos, in cui la figura del padre è lontana da anni e la grande sinergia madre e figlia viene messa alla prova dalla fuga dal nido della ‘piccola creatura’.

Una situazione così stressante da mettere in moto una serie di ricordi ancora vividi sui figli piccoli, obbedienti, pronti ad abbracciarsi sul lettone e a superare pazientemente qualche sortita galante della madre ritornata single. Una famiglia molto unita, che nel film rompe ogni residuo angolo di intimità della figlia per raccontare una dinamica di condivisione pressoché totale fra le due. Héloïse, la madre, reagisce all’imminente sparizione della figlia, destinata a riapparire solo su uno schermo durante una conversazione a distanza, riducendola già nei mesi precedenti in soggetto da vedere e riprendere attraverso una cornica: quella dell’iPhone con cui compulsivamente vuole catturare ricordi di intimità nella vita quotidiana, prima che scappino via per sempre. Nel farlo sembra dimenticare di vivere e godersi il presente, gioia e complicità inclusa.

È grazie a una scrittura sincera e piena di benvenuta (auto)ironia, oltre alla solita gigantesca Kiberlain, capace di essere sempre credibile ed empatica, che questa storia conquista e a tratti commuove. Il ritratto di una famiglia sempre pronta all’abbraccio, con un contatto fisico salutare e costante, che suona quasi come un urlo di ribellione nei confronti di un’era anaffettiva e algida. Senz’altro Selfie di famiglia è il miglior film della Azuelos, che riesce a rendere universale la sua storia così personale, segnata dal passaggio implacabile del tempo, dalla nostalgia, in quel momento in cui iniziano a invertirsi i ruoli e sono i figli a iniziare a proteggere emotivamente i genitori. Essere donna e madre è un'avventura epica, ma anche divertente, sembra volerci dire. Convincono anche i giovani interpreti, come l’esordiente Victor Belmondo, nipote d’arte, nei panni del fratello grande di Thaïs, unico maschio di casa.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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