Segreti di famiglia Recensione

Titolo originale: Louder Than Bombs

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Segreti di famiglia: recensione del film in concorso al Festival di Cannes 2015

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Segreti di famiglia: recensione del film in concorso al Festival di Cannes 2015

Norvegese, quarantenne, due successi (uno meritato, l’altro molto meno) alle spalle, Joachim Trier non sembra proprio avere timori reverenziali nel girare il suo primo film in lingua inglese. Scritto dal regista ancora una volta con il fedele collaboratore Eskil Vogt, Louder Than Bombs si propone infatti, in maniera assai poco velata, come il Gente comune dei nostri tempi: e se un confronto diretto con quel film potrebbe risultare impietoso, va riconosciuto come Trier abbia mostrato in questo film più stoffa e più coraggio di quanto fatto con il celebrato, e sopravvalutato, Oslo 31 agosto.

Costruito per frammenti, per schegge di racconto non necessariamente consequenziali o perfettamente incastrabili le une con le altre, Louder Than Bombs è un melodramma che mira al cervello più che al cuore, che lavora sugli spazi vuoti (fisici, vocali, psicologici) più che sul tumulto del contenuto, delle parole e delle presenze.
Sono proprio i vuoti, e i silenzi, a essere louder than bombs; lo è la mancanza di connessione con sé stessi, col proprio passato, col proprio presente, di un padre e due figli costretti a fare i conti con lo sporco nascosto sotto il tappeto quando una mostra fotografica dedicata alla di loro moglie e madre (una celebrata fotoreporter di guerra, morta anni prima in un incidente d'auto) fa riemergere traumi, fantasmi, segreti.
I pezzi dovranno andare a posto, i vuoti colmati, ma Trier lo fa con modalità narrative in sottrazione che guardano più alla tradizione scandinava del dramma che al cinema indie statunitense.

Certo, di originalità tematica non ce n'è molta: l'adolescenza tormentata di Conrad (non a caso lo stesso nome di uno dei figli di Sutherland nel film diretto da Redford nel 1980); le difficoltà della vita adulta di Jonah; la dissociazione di chi fa lavori estremi e remoti come quello della fotoreporter in prima linea, incapace di sentirsi a casa in qualunque posto; la rassegnazione silente di un marito che non è stato capace di comprendere o di farsi comprendere; l'esplosione dell'idea di famiglia con la scomparsa di un membro della stessa.
E l'accumulazione, la voglia di essere caleidoscopici e omnicomprensivi porta spesso a sbandate e squilibri.

Quel che però Trier tenta di fare, a volte con buona efficacia, altre meno, è di squadernare formalmente il suo racconto, accompagnando la frammentazione e la tensione astratta che lo caratterizza da scelte visive che hanno la stessa funzione, che ne accelerano o rallentano il ritmo, lo deviano, mettendone in luce i bivi impliciti.
Perché in fondo, attraverso i singoli personaggi e i loro mondi, quel che Louder Than Bombs cerca di raccontare, anche, è della dissociazione e della doppia rappresentazione di cui tutti loro, e tutti noi, fanno esperienza nella loro vita, della necessità di incastrare i pezzi e far confluire le doppie strade che, per un motivo o per un altro, tutti noi siamo costretti a percorrere per qualche tratto della nostra esistenza.

Segreti di famiglia
Il trailer italiano del film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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