Se Dio vuole: la recensione della commedia con Alessandro Gassmann e Marco Giallini

01 aprile 2015
4.5 di 5
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Un film perfetto, forse benedetto, di sicuro un'esperienza da non perdere.

Se Dio vuole: la recensione della commedia con Alessandro Gassmann e Marco Giallini

Che ci sia stato o meno un intervento divino, quello di Edoardo Falcone è un film benedetto. Per una di quelle congiunzioni astrali che a volte anche gli stessi autori non sanno spiegarsi, Se Dio vuole è un film perfetto, dove perfetto significa una storia vivace, gentile e profonda, senza scene inutili, con personaggi ben caratterizzati e interpretazioni superbe, che in un arco di novanta minuti non smette mai di crescere raggiungendo nel finale quel senso di appagamento narrativo che pochi film sanno produrre. Poi ci si chiede perché debbano essere chiamati in causa gli astri, quando la bravura ha nomi e cognomi ed è a loro che ci si può rivolgere per complimentarsi e dire grazie.

Tommaso (Marco Giallini che più invecchia e più somiglia a Clint Eastwood) è una sorta di Ispettore Callaghan del reparto di neurochirurgia. Freddo, scontroso, un chirurgo eccellente che usa il bisturi anche nei rapporti sociali. Il pensiero che il figlio Andrea (Enrico Oetiker) possa essere gay lo comprende, perché l’omosessualità è parte del DNA di una persona, ma che voglia farsi prete no, quello non può accettarlo. Prendere i voti è una scelta di vita che va persino contro l’educazione rigida e laica della famiglia di Tommaso, senza contare che per lui l’unica fede possibile è quella che ha al dito. Sulla figlia Bianca (Ilaria Spada), che certo non è una lince, non ha mai nutrito grandi speranze e la considera alla stregua di un’ameba, snobbando anche il genero Gianni (Edoardo Pesce) finché non gli serve. La moglie Carla (Laura Morante) è vicina al punto di saturazione e nessuno ancora lo sa, nemmeno lei stessa.

Come moltissime altre storie, anche questa scritta da Edoardo Falcone e Marco Martani, racconta di due mondi che entrano in collisione e il destino che hanno scelto per il personaggio di Tommaso si chiama Don Pietro (Alessandro Gassmann). Avrà anche lui degli scheletri nell’armadio, no? Quel prete è fenomenale, disponibile con chiunque, gronda carisma da tutti i pori, eppure ci sarà un modo per screditarlo agli occhi del figlio, giusto? Tommaso va in missione per il bene del ragazzo e della scienza, perché “Dio non esiste” e la Chiesa è “l’istituzione più oscurantista che sia mai esistita”. Anziché medico e prete, i protagonisti potevano essere falegname e ballerino, informatico e parrucchiere, geologo e musicista. Con un copione così, i due sceneggiatori l’avrebbero fatto funzionare ugualmente.

Gli eventi si susseguono con grande naturalezza e la storia ne trae benefici acquisendo forza gradualmente. La commedia dà il meglio di sé in situazioni che in altri film abbiamo già vissuto come forzate, come parentesi di risate imposte, mentre in Se Dio vuole le scene esilaranti sono frutto della perfetta costruzione narrativa che, con altrettanta spontaneità, fa commuovere quando è il momento (anche con una canzone di Gigi D’Alessio, certo). Nel film di Edoardo Falcone tutti cambiano, tutti i personaggi che orbitano nel mondo di Tommaso, lui incluso, vengono moralmente trafitti e, allo stesso modo, lo è il pubblico. Non si resta indifferenti di fronte a una regia che sa avere delicatezza e polso, sa essere spiazzante senza spostare il fuoco dal racconto. Di personaggi e mondi in collisione tra loro se ne vedono tanti al cinema, ma l’esperienza di un film come Se Dio vuole vale come se fosse una prima volta.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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