Saint Laurent - recensione del biopic di Bertrand Bonello con Gaspard Ulliel

17 maggio 2014
2.5 di 5

Uno degli enfant terrible del cinema francese smussa tutte le sue punte e realizza un biopic ai limiti del tradizionale

Saint Laurent - recensione del biopic di Bertrand Bonello con Gaspard Ulliel

Raccontare un mito. Il suo genio, le sue fragilità edonistiche, decadenti e autodistruttive. La sua arte e la sua prosaicità.
Non è una novità, e non lo è nemmeno nel caso di Yves Saint Laurent, il geniale stilista che ha rivoluzionato la moda e l'immagine della donna a tutto tondo nel corso degli anni Settanta. Prima di Bonello, infatti, ci si era cimentato il ben meno blasonato Jalil Lespert, che ha presentato il suo film a Berlino precedendo di pochi mesi il passaggio cannense di Saint Laurent.

Era quindi lecito aspettarsi, da un regista amante delle provocazioni come Bonello, che questo biopic "non ufficiale", diversamente da quello di Lespert benedetto da Pierre Bergé, avrebbe provato a scardinare alcune convenzioni, alcune regole, scavando più profondamente nell'animo artistico e nei maledettismi dello stilista. E invece, ecco che Saint Laurent è un film nel quale il soggetto vince sul regista, che pare rimanere schiacciato da una figura tanto mitica, ingombrante e abbondantemente esplorata.

Saint Laurent sceglie pressoché gli stessi momenti cardine e gli stessi personaggi che hanno segnato la vita dello stilista che erano i punti nevralgici della struttura del film di Lespert, declianandoli con un linguaggio cinematografico appena più ricercato e raffinato, che cerca di trovare negli incastri e nelle sovrapposizioni temporali e in qualche momento onirico e allucinato gli unici scarti sensibili rispetto a una struttura piuttosto canonica.

Appare evidente che Bonello abbia inseguito una quasi impossibile aderenza stilistica con il lavoro di YSL, ricercando le linee essenziali ed eleganti dei suoi esordi, la fantasia innovativa e geometrica della collezione Mondian, e quella selvaggia e barocca della collezione africana. Ma se l'eleganza, nel complesso, viene trovata, è l'equilibrio complessivo del film a mancare, così come la possibilità di gettare una luce inedita, cogliere una sfumatura inaspettata, una piega innovativa sulla vita dello stilista.

Pur evitando ogni agiografia, la complessità e i tormenti di Yves Saint Laurent, uomo e artista, che Bonello racconta con inedito pudore, ne risultano così semplificati, quasi banalizzati. E il film non è di certo opera da haute couture ma, al più, un discreto e più banale e industriale capo di pret-a-porter.

Nel finale, a interpretare lo stilista nelle fasi finali della sua vita, in un'appendice non particolarmente significativa, appare un Helmut Berger dal volto inquientantemente berlusconizzato.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento