Ruby Sparks - la recensione del film con Paul Dano e Zoe Kazan

26 novembre 2012
4 di 5

I registi di Little Miss Sunshine dirigono una sceneggiatura di Zoe Kazan

Ruby Sparks - la recensione del film con Paul Dano e Zoe Kazan

Cosa sono gli scrittori se non dei sognatori e cosa c’è di più cinematografico di vedere realizzati i propri sogni d’amore nella vita reale. Pensare di raccontarlo può far tremare le vene dei polsi o immaginare un esercizio di stile cerebrale.
Se pensiamo poi che questa storia è stata scritta (ed intepretata) dalla nipote di un mostro sacro come Elia Kazan, Zoe, e diretta dai registi di quel prototipo di carineria indie che è Little Miss Sunshine, allora le preoccupazioni salgono alle stelle.

Invece no.
Invece Ruby Sparks provoca quella sensazione alla base dell’esperienza di spettatore: la sorpresa, quella che in fondo lo stesso protagonista cerca.
Ma partiamo dall’inizio, il protagonista (l’emergente Paul Dano de Il petroliere) è uno scrittore il cui primo romanzo, scritto a 19 anni, è stato un grande caso letterario. Dieci anni dopo non riesce più a scrivere una riga, incapace di dare seguito a quel primo exploit.
La sua vita è solitaria, la fidanzata l’ha lasciato da tempo, le giornate le passa a badare al suo amato cane e tentando goffamente di curare il corpo con sedute in palestra imposte dal fratello muscolato.
Il suo psicanalista prova ad aiutarlo, senza troppo successo, fino a che inizia a sognare una notte dopo l’altra una bella e incasinata pittrice, Ruby Sparks, che lo porta a ritrovare slancio e a scrivere di getto pagine su pagine di un nuovo romanzo sulla sua macchina da scrivere.
Un giorno se la trova in casa, proprio Ruby, e scopre che sembra reale, la gente interagisce con lei e può comandare a bacchetta i suoi comportamenti semplicemente scrivendolo nel suo romanzo. Un vero Frankenstein, una creatura nata dal suo genio, dalla creatività e dalla solitudine piuttosto che dalla scienza.

Ci troviamo di fronte a un film sulla dipendenza, sulle solitudini in cui viviamo, su come la fantasia ha un potere straordinario, arrivare a creare, letteralmente, un amore, ma non a gestirlo. Non lo si può prevedere, ma solo vivere. In questo sta il grande impatto emotivo e passionale di Ruby Sparks, nella tenera fragilità istintiva dei suoi interpreti.
Come dice la ex al protagonista incontrandolo dopo mesi: “tu ti eri creato un’immagine di me, un’idea platonica della tua ragazza”. Il passo successivo era generarla per mitosi dalla sua hybris creatrice, dai suoi sogni, dalla sua macchina da scrivere. Ma per trovare pace e conciliare i piani della realtà e della finzione deve mettersi in gioco, vivere la vita, solo così può provare a conciliare lo scrittore e l’uomo. Tanto da fargli riconoscere come Ruby si sia “presentata da sola, sono stato solo fortunato da riuscire a prenderla al volo”.
È amore, però, non si sa come andrà finire.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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