Romeo è Giulietta: la recensione del film di Giovanni Veronesi con Sergio Castellitto e Pilar Fogliati

14 febbraio 2024
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In Romeo è Giulietta, Giovanni Veronesi racconta un amore impossibile, una giovane donna in cerca di un'identità e l'ultimo spettacolo di un grande regista. La recensione di Carola Proto.

Romeo è Giulietta: la recensione del film di Giovanni Veronesi con Sergio Castellitto e Pilar Fogliati

Il teatro raccontato al cinema ha sempre avuto un fascino particolare: perché un film su uno spettacolo o una performance ci restituisce l'immediatezza dell'hic et nunc di una rappresentazione, perché racconta persone che diventano personaggi e perché il palcoscenico può essere un "luogo" dove ciò che inizialmente appare incolore riesce ad acquistare improvvisamente e prepotentemente un senso.
Il teatro è il primo amore di Giovanni Veronesi e la grande passione di Pilar Fogliati e, in Romeo è Giulietta, diventa lo strumento per riconoscersi e definirsi, o ritrovare l'ispirazione prima di passare a una nuova fase della vita.

Il teatro è stato per anni la casa di Federico Landi Porrini - regista egocentrico e sarcastico che non tollera la mancanza di talento - e la passione di Vittoria, che vorrebbe interpretare Giulietta nella tragedia shakespeariana che concluderà la carriera di Federico ma, sotto mentite spoglie, ottiene la parte di un Romeo ancora più innocente e fanciullesco dell'originale.
Chi conosce il cinema di Giovanni Veronesi e il suo programma radiofonico Non è un paese per giovani, sa quanto il regista abbia a cuore le nuove generazioni e le loro incertezze e inquietudini, che si manifestano attraverso la continua ricerca di un'identità. Ora, l’attore (in questo caso Vittoria) ha il vantaggio di poterla rubare ai due, dieci o cento ruoli che ha la fortuna di ricoprire, per di più viaggiando da un secolo all'altro, e infatti Vittoria continua a ripetere: "Sono un'attrice, devo recitare", e trova un senso soltanto quando guarda le cose da una diversa prospettiva, che poi è quella non solo di un Romeo en travesti ma anche di uno dei migliori testi di William Shakespeare, una pièce che, guarda caso, ha come protagonisti due adolescenti che finiscono per essere le vittime della sete di potere e dell'odio degli adulti. 

Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti non sono stati ascoltati. Il che significa che il loro cuore, che Landi Porrini chiama "un organo fatto a forma di pera capovolta", non è stato auscultato, ma per fortuna, nel nuovo film del regista di Manuale d'amore 1,2 e 3, di cuore ce n'è tanto. Batte in maniera irregolare, perché la parte dedicata a Vittoria e al suo ragazzo è meno pulsante (e meno complessa) del cammino interiore di Federico Landi Porrini, che coincide con il recupero dello stupore fanciullesco che un inventore di storie non dovrebbe mai perdere. Federico, che pure è impegnato una "missione" seria, dà a Romeo è Giulietta una connotazione comica, ed è meraviglioso nella sua insofferenza verso gli attori "cani", che dovrebbero aprire una tabaccheria o "buttare nell'umido" i loro provini. Solo un grande attore come Sergio Castellitto poteva rendere giustizia alla sua pungente ironia e al suo legittimo delirio di onnipotenza. Landi Porrini è il regista-vate, tiranno come ce ne sono tanti e demiurgo come ce ne sono pochi. Le sue audizioni sono un'umiliazione a cui chi ha peccato di hybris, e quindi di eccessiva fiducia nelle proprie capacità, deve necessariamente andare incontro, un fosso da saltare per arrivare dalla parte della verità. Anche Federico, però, viene messo alla prova. E allora il film di Veronesi diventa un viaggio nel mistero della creazione e dell'ispirazione, che può abbandonarci da un momento all'altro, a meno che l'anima non continui a vibrare lasciandosi sorprendere e trasportare dalle emozioni.

Il superbo Landi Porrini si rivela anche in piccoli dettagli che non sfuggiranno a uno sguardo attento: le pantofole di spugna di un hotel ai piedi, un ventaglio per non soffrire il caldo, un completo bianco che fa tanto Luigi Pirandello o Gabriele D’Annunzio e, per chi lo ha riconosciuto, il meraviglioso teatro di Villa Torlonia, che fu residenza di Benito Mussolini. Anche Federico è un Duce? Solo nel senso di "condottiero", perché malgrado tutto il personaggio si lascia avvolgere dall'amore puro del compagno Lori, destinato a morire dentro ogni qual volta si accorge di dare senza ricevere. Le sue attenzioni ci fanno un'infinita tenerezza, e tenerezza è il sentimento che si coglie in molte scene di Romeo è Giulietta. Veronesi dice che la "colpa" è della scomparsa del caro amico Francesco Nuti, al quale il film è dedicato, ma questo lasciarsi andare alla malinconia, seppure all'interno un genere che fa ridere, dà a Romeo è Giulietta una grande umanità, complice un Maurizio Lombardi in stato di grazia e la dolcezza di Pilar Fogliati. Funziona il sodalizio fra lei e Giovanni Veronesi. Siamo curiosi di scoprire cos'altro ci regaleranno in futuro.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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