Rimini: la recensione del film di Ulrich Seidl

17 agosto 2022
2.8 di 5

Torna l'inconfondibile squallore del regista austriaco, il suo cinico sadismo anaffettivo, il suo gusto perverso per il kitsch, questa volta però stemperati dalla malinconia dolce del fuori stagione e da una sorta di inedito tepore emotivo.

Rimini: la recensione del film di Ulrich Seidl

Povera Rimini, poveri Malatesta.
L'unico, poiché genio, è stato Federico Fellini: a dare al cinema, alla sua città, la dignità che merita, o meritava. Ma per lui quella Rimini, ricostruita a Cinecittà, era "dimensione della memoria".
E dopo di lui, dopo gli anni del boom, dopo che la Rimini di allora ha iniziato a trasformarsi nella Rimini di oggi, vera o immaginaria che sia nella mente di chi la pensa, al cinema è stata sempre, o quasi, quella del turismo di massa, quella gaudente, balneare, festaiola, estiva.
Notevolissima eccezione, La prima notte di quiete, il film di Valerio Zurlini nel quale Alain Delon percorreva strade e spiagge della Rimini invernale intabarrato in un cappotto di cammello diventato leggendario.
Richie Bravo, il personaggio protagonista del Rimini di Ulrich Seidl, cantante di schlager (una sorta di musica neomelodica teutonica) caduto in disgrazia, non ha un cappotto di cammello, ma una specie di pelliccia che ama chiamare "il mio manto vichingo", e che distende sui letti delle attempate fan cui offre prestazioni sessuali a pagamento in alberghetti tristi e desolati della riviera, in inverno, gli stessi dove si esibisce per gruppi di anziani turisti austriaci racimolando pochi soldi.

Richie Bravo è un personaggio patetico. Un perdente, un alcolista, un gigolo per infoiatissime signore agée, un esemplare quintessenziale di un kitsch che sta a metà via tra quello classico di Ulrich Seidl, messo in scena con l'abituale sadismo e una scontata mancanza di empatia, e quello di certi "uomini di spettacolo" che animano con il loro inconsapevole ridicolo certe minuscole televisioni di provincia.
E, ritratta da Seidl, anche Rimini, una Rimini invernale, desolata, nebbiosa, piovosa e perfino nevosa, fatta di stabilimenti chiusi e vento freddo, neon solitari e slot machine, immigrati al freddo e turisti in alberghi abbandonati, diventa un luogo dominato dall'inconfondibile squallore seidleliano, quello che abbiamo imparato a conoscere, per fare facili esempi, nella trilogia di Paradise e nel documentario Im Keller, stemperato però dall'altrettanto inconfondibile malinconia dolce del fuori stagione.

Non a caso, oltre al turismo sessuale, allo squallore e alla decadenza dei corpi, dei luoghi e delle anime, tornano in Rimini anche le inquietanti tavernette di quel documentario, che appaiono in un prologo del film apparentemente slegato da tutto il resto, gratuito, come la presenza di immigrati infreddoliti nei tanti quadri a camera fissa con cui Seidl racconta le peregrinazioni invernali del suo protagonista, alticcio e impellicciato.
In quel prologo, Richie torna nella casa di famiglia, dal fratello, in occasione del funerale della madre, cui assiste anche un padre ricoverato in ospizio, e vicino alla demenza.
A Rimini, invece, Richie viene visitato da una figlia a lungo negletta, che riappare a chiedere soldi.
L'impressione, quindi, è forse che in Rimini quel che questo regista così respingente e cinico, così capace di giocare con i personaggi e gli spettatori a un gioco che ha evidentemente dei risvolti di sadismo, questa volta abbia voluto raccontare anche il vuoto e la solitudine dei rapporti familiari, e di certa esistenza.
Non a caso è alla fine del film che Seidl torna dal padre di Richie che, disperato e in fin di vita, chiama "mamma".
E in tutto questo, e in certi risvolti del patetismo di Richie, nella mollezza vuota della cittadina romagnola in inverno, più che nel solito alternarsi di crudeltà e abiezioni, che Rimini sembra trovare un certo qual tepore emotivo finora inedito in Seidl, e quindi un certo qual senso. Sicuramente più interessante del banale risvolto houllebecquiano sulla decadenza dell'Occidente incarnato dal fidanzato e dagli amici mediorientali della figlia di Bravo.

Rimini
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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