Riflessi di paura - recensione del nuovo horror di Alexandre Aja

02 ottobre 2008

Dopo Le colline hanno gli occhi, il francese Alexandre Aja, uno dei più illustri esponenti del cosiddetto splat-pack, bissa nella regia in terra americana. Riflessi di paura non è però il film in grado di far emettere una sentenza definitiva, positiva o negativa che sia, sulle capacità del giovane regista.

Riflessi di paura - recensione del nuovo horror di Alexandre Aja

Riflessi di paura - la recensione

Dopo aver piazzato il suo nome sulla mappa internazionale dell’horror contemporaneo con Alta tensione, Alexandre Aja ha fatto armi e bagagli e ha lasciato i set francesi per partire alla volta di quelli – ben più popolari e remunerativi – degli States. Peccato che però una volta sbarcato in America non sia riuscito ad eguagliare i risultati ottenuti in patria: il remake de Le colline hanno gli occhi era un film ambizioso ma zoppicante, che non offriva molto di più di una certa radicalità nell’esplicitazione della violenza, mentre da dimenticare è la sceneggiatura di -2 Livello del terrore. Era quindi con una certa curiosità che si attendeva questa nuova fatica del francese, basata più o meno direttamente su un horror coreano di qualche anno fa, Into the Mirror, per capire se quello di Aja fosse stato un fuoco di paglia o meno.

Ma dovremo aspettare ancora, ché Riflessi di paura non è il film in grado di far pronunciare una parola definitiva al riguardo. Quel che è certo è che Aja è un furbacchione, uno che conosce il cinema e lo sa usare a proprio piacimento per manipolare il suo pubblico: questo sì che viene confermato da Riflessi di paura, con i suoi spaventi programmati e perversamente efficaci nel loro essere a buon mercato, con la sua forma elegante ai limiti (a volte travalicati) del patinato, nell’accumulazione di temi e figure provenienti dalle più disparate forme dell’horror e del thriller.

Perché, dopo un incipit secchissimo e tosto che fa sperare per il meglio, Riflessi di paura alterna – anche in maniera spiazzante, e non in senso necessariamente negativo – registri che partono da quelli mutuati dall’horror orientale e terminano con reminescenze demoniache, passando per il thriller psicologico e quello più puramente d’azione. Quasi inevitabile che il risultato finale sia discontinuo e non omogeneo. Piuttosto che perseguire un singolo sentiero, Aja gioca a destabilizzare le aspettative dello spettatore, ma così facendo non sempre riesce ad essere efficace in maniera costante. Scorre, Riflessi di paura, a tratti convince, a tratti respinge: alla fine il sapore che lascia al palato non è sgradevole, ma è assai poco persistente. 

Colpisce poi soprattutto come il francese abbia in qualche modo volontariamente accantonato le potenzialità (non originali, per carità) dei temi dai cui è partito: interessante era l’idea che siano le nostre immagini riflesse, i nostri avatar, a decidere per noi (e spingerci alla morte) e non viceversa, così come lo era quella di un Male che si propaga attraverso la nostra immagine che si annida in un grande magazzino andato distrutto - sorta di vendetta della merce - a sua volta costruito su fondamenta inquietanti dal punto di vista psicanalitico.

Aja ha scelto invece una strada diversa. Diversa, non necessariamente più facile, indubbiamente assai più furba. Appunto.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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