Riddick - la recensione del terzo film della serie con Vin Diesel

02 settembre 2013
3.5 di 5

Pochi si sarebbero aspettati di vedere ancora Vin Diesel in un nuovo film di Riddick, ma a nove anni di distanza l'attore riesce nell'impresa e ritorna alle origini di Pitch Black

Riddick - la recensione del terzo film della serie con Vin Diesel

Quel che non lo uccide lo fortifica. La frase di uso comune è la miglior sintesi per descrivere Richard B. Riddick, personaggio cult, criminale, assassino, antieroe solitario che si piega ma non si spezza. Ecco un’altra sintesi. Furiano originario del pianeta Furya sul quale cerca di tornare, come abbiamo appreso nel 2000 dal piccolo e prezioso Pitch Black, Riddick vede nel buio grazie ai suoi occhi cinerei privi di pupilla e, dopo la presunzione di The Chronicles of Riddick del 2004, torna ad abitare un universo di survival science-fiction.

Naturalmente è Vin Diesel la fonte e la foce di questo progetto. Artisticamente produce, interpreta e l’ultima parola è la sua. E non c’è ragione per fargli ostruzione considerato che la rinascita della saga di Fast & Furious è attribuita alle sue larghe vedute e alla saggia interazione che custodisce gelosamente con i suoi 46 milioni di fan sulla sua pagina ufficiale di Facebook. Con questo terzo film intitolato Riddick, l’intento (riuscito) era quello di tornare alle origini, ripartendo dalla fine del secondo capitolo senza rinnegarlo. Il film recupera i basilari elementi che caratterizzarono Pitch Black: uno sconosciuto e ostile pianeta, una specie aliena da combattere e quelle maledette batterie per far partire la nave spaziale. Sono interessanti i punti per lo sviluppo della storia, localizzati negli alieni e in una grande tempesta. La superiorità degli elementi naturali resta imprescindibile, mentre la fallibilità degli umani è manifesta anche nel futuro o in un’altra dimensione, dovendosi questi ultimi aggrappare a congegni artificiali per la propria sopravvivenza.

Riddick è relegato su un pianeta desertico e dato per morto. Come Rambo, anzi più di Rambo, si medica le proprie ferite con un po’ di ingegno, senza kit di pronto soccorso e tanta, tanta sopportazione al dolore. Da una base d’appoggio invia un segnale di soccorso per attirare qualcuno con un’astronave da sottrargli. Arrivano alcuni mercenari desiderosi di decapitarlo per intascarsi la taglia che pende sulla sua testa. Un’altra nave atterra con un gruppo di soldati che cercano Riddick per motivi diversi. Una delle parti migliori del film è questa in cui Vin Diesel resta nascosto mentre negli altri sale la tensione per l’imprevedibilità e la pericolosità del famigerato criminale. Squisita è l’interpretazione di Jordi Mollà calato in un personaggio arrogante e vigliacco, mentre la presenza del wrestler Batista, al secolo David Bautista, è di pura vetrina. Il resto è una lotta con il comune obiettivo di sopravvivere alle letali creature simili a scorpioni giganti.

Sostanzialmente un buon thriller di scarna fantascienza e comprensibilmente pennellato sul cranio di Vin Diesel, Riddick è sempre scritto e diretto come i precedenti da David Twohy. Nella dilagante moda della serialità cinematografica, il film lascia aperta più di una porta per i futuri capitoli. L’unico fastidio è quello di trovare un finale, proprio l’ultimo minuto e mezzo, attaccato con lo scotch che tende la mano al successivo allaccio narrativo.





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