Reversal - La fuga è solo l'inizio: recensione del thriller con Tina Ivlev e Richard Tyson

05 ottobre 2015
2 di 5
2

Omaccioni, vendette, docce col reggiseno e il Messico. Tutto questo e anche di più.

Reversal - La fuga è solo l'inizio: recensione del thriller con Tina Ivlev e Richard Tyson

Quando il solito omaccione scende dal suo van dai vetri oscurati, tira fuori un mazzo con mille chiavi, apre la porta della casetta isolata ai margini del deserto, e poi una botola che porta in cantina, e poi una porta, e si siede su un materasso lercio con un piatto di minestrone in mano, la ragazza che  vi è sdraiata sopra riesce a colpirlo alla testa con un bel mattone che sta lì per caso e liberarsi. Eve, si chiama così, incatena il suo rapitore si richiude la porta alle spalle e scappa via: brava, così si fa.
Ma, quando si accorge di stare nel mezzo del nulla, di non aver le chiavi del van, che il telefono non funziona e trova uno schedario che dimostra di essere una di tante ragazze rapite, e situate ognuna in una casa diversa, decide di agire diversamente: fa una doccia (giusto, l'avrei fatta anche io) tenendo però indosso il reggiseno (io l'avrei tolto), poi si veste, torna dall'omaccione e decide di portarlo via con sé, tenendolo al cappio, e di farsi portare di casa in casa a salvare le altre vittime.
Perché andare alla polizia, e far fare il lavoro a loro, no, non va bene. E, giustamente, il film sarebbe finito appena iniziato. Un film che, non a caso, si chiama Reversal – La fuga è solo l'inizio.

Devo dire che la cosa della doccia col reggiseno mi ha colpito molto, un momento quasi tenero in un film che di tenero ha ben poco: me la sono immaginata, la povera Tina Ivlev, interprete di Eve, a contrattare il tasso di nudità col regista J.M. Cravioto, che - con la sua voglia di seguire le orme di David Fincher tutta fotografia scura, inquadrature schembe, sadismi alla Seven (o alla Saw), montaggi arditi – magari avrebbe voluto mostrare un po' di pelle in più.

Per il resto, dicevamo, c'è poco da provare tenerezza: più che altro c'è da tenere viva l'attenzione nel corso di una vicenda che segue una serie di tappe scadenzate e quasi obbligate che partono dalla messa in crisi dell'idealismo revanscista di Eve e terminano con il colpo di scena che non puoi non aspettarti, passando per il costante gioco psicologico tra Eve e l'omaccione: che ha il faccione inconfondibile di Richard Tyson, l'attore  di cui forse vi ricorderete nei panni di Cullen Crisp, il villain lampadato e col codino aggredito dal furetto nel Poliziotto alle elementari con Arnold Schwarzenegger.

Nonostante sia ambientato negli Stati Uniti, in una non meglio specificata California meridionale,  Reversal – La fuga è solo l'inizio (che in originale è Bound to Vengeance, ovvero “legato alla vendetta, costretto alla vendetta”) è stato girato interamente in Messico, terra natale del regista. Questa permeabilità territoriale, unita al tema del rapimento, e della vendetta, mi fa pensare nasconda qualcosa che però non riesco a identificare. O forse non nasconde nulla.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento