Rester Vertical: recensione del film di Alain Guiraudie in concorso al Festival di Cannes 2016

12 maggio 2016
3.5 di 5
11

Una commedia surreale, sulla ricerca esistenziale sulla voglia di libertà da ruoli e imposizioni.

Rester Vertical: recensione del film di Alain Guiraudie in concorso al Festival di Cannes 2016

Léo – che fa il regista, ma la cosa è del tutto incidentale – è un uomo in fuga da ogni responsabilità. Da ogni obbligo, ma non dalla vita: nel suo scansare lavoro e relazioni, infatti, nel suo non aver più un domicilio e nel suo girovagare, trova il tempo di innamorarsi o di desiderare uomini e donne, di fare un figlio con una giovane pastorella, di passeggiare per i campi, aiutare clochard. Fugge da tutto e cerca di assaporare il più possibile, fiducioso nell'equilibrio della natura, attaccato solo a un bambino che diventa un'estensione e un versione migliore dell'uomo che è. Attorno, però, incombono i lupi, che minacciano le pecore: e Leo, da questi lupi che sono quelli delle responsabilità e della società, finirà con l'essere accerchiato.

Rester Vertical non è solo un film metaforico, ma è una commedia amara e stralunata che, partendo da premesse quasi realistiche, flirta costantemente, sempre più inesorabilmente con l'assurdo.
Gli intrecci di cui è protagonista Leo - che oltre alla bionda ragazza delle pecore comprendono, anche sessualmente, suo padre, un ninfetto di campagna e il vecchio accudito da questo giovane efebo, che nonostante l'età ascolta i Pink Floyd a volumi improbabili, il produttore in attesa di un copione che non arriva mai e una sciamana che vive nelle campagne - si fan via via più complessi e surreali, con una dinamica a inseguire che finirà con l'avere proprio il povero Léo come unico abbandonato a sé stesso.

Alain Guiraudie si diverte, forse anche troppo, ad accumulare eventi e deviazioni, lasciando che il percorso dei suoi protagonisti su muova lungo direttrici insolite per il cinema francese, associando le praterie della Lozère alle tinte atlantiche di Brest, con il consueto gusto per l'inquadratura e quello per l'esposizione di genitali, accoppiamenti e, questa volta anche un parto in diretta. Ma la provocazione non è mai gratuita, e le insistenze del regista, tanto visive quanto narrative, non sono mai davvero eccessive né di maniera.

L'esplorazione di Rester Vertical, le sue bizzarrie, il suo essere profondamente queer, sono espressione di una ricerca esistenziale che Guiraudie vuole portare al cinema nella sua forma più pura e immediata, anche rimando elusiva e irrisolta. Il suo carosello di ruoli e situazioni, la sua voglia di ribaltare anarchicamente le aspettative, ma senza violenze, sono il segno di un desiderio di libertà che vuole e deve abolire ogni barriera sociale e di genere pur di avere la speranza di sfuggire ai lupi.
Ai lupi si resiste rimanendo verticali, mantenendo posizione senza accasciarsi al suolo e abbandonarsi alle loro fauci: e verticali si sta se si è liberi: da ogni tabù, da ogni imposizione e da ogni preconcetto.

Rester vertical
Clip del film, versione originale - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento