Rampart - la recensione del film noir con Woody Harrelson

07 novembre 2013
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Oren Moverman e James Ellroy lavorano insieme in un viaggio nelle strade di Los Angeles

Rampart - la recensione del film noir con Woody Harrelson

Le strade di Los Angeles sono un luogo così frequentato dal mondo del cinema, da sempre, da sembrarci conosciuto anche senza mai esserci stati. Riconosciamo le colline sullo sfondo, le insegne dei negozietti messicani gialle o rosse, le palme malandate, le staccionate delle case pronte a cadere esauste da un momento all’altro. Un'immagine in cui non può mancare una macchina della polizia che accelera, che fa inversione o che frena di schianto finendo addosso a un gruppo di latinos che parlottano fra di loro. Come non ricordare infinite serie tv e film coi poliziotti dell’LAPD protagonisti; fra mele marce, barrios ingovernabili e il contrasto fra le colline dei ricchi, le luci dello skyline e in basso i quartieri sempre bui dei poveracci che vivono all’ombra del sogno californiano.

In Rampart, quindi, niente di quello che vediamo ci stupisce più di tanto. Un poliziotto dai metodi spicci, che per la sua buona causa, per ripulire la città, non si ferma di fronte alla violenza, a qualche cazzotto ben assestato, ma anche a qualcosa in più. La sua vita privata, poi, va a rotoli, nonostante il suo tentativo di salvare le apparenze, di non confessare a se stesso che le sue donne, da cui ha avuto due figlie, vivono con lui, ma in realtà non lo sopportano.

Siamo nel 1999 e il dipartimento di polizia di Los Angeles vive davvero un brutto momento: lo scandalo Rampart, così le cronache l’hanno chiamato; corruzione e violenza dilagante nella divisione detta Rampart, un’unità antibande della polizia di Los Angeles. Secondo una testimonianza i ruoli erano così confusi che furono alcuni membri di questa unità a uccidere il rapper Notorius B.I.G. due anni prima, nel 1997. Crash e Training Day, ma anche la serie tv "The Shield", prendono in modi diversi spunto dalla Rampart.

In questo contesto Woody Harrelson interpreta un dinosauro. Un’ondata di pulizia sta per investire Dave Brown detto Date Rape e con lui metodi che fanno parte del passato. "Non è più il dipartimento di tuo padre", gli dice il suo mentore. A proposito di passato lui viene da lontano, dal Vietnam, è un reduce fuori tempo massimo, che vive ancora le strade come una giungla e il suo lavoro come quello di un soldato, più che di un poliziotto. Per lui i quartieri “sono occupati e si applicano leggi di emergenza”. Uno dei più grandi scrittori che ha raccontato queste atmosfere è James Ellroy, che ha contribuito alla sceneggiatura del film, ideato il soggetto e pensato bene di inserire anche un paio di riferimenti a quel Edgar Hoover che è una delle sue ossessioni splendidamente raccontate nella “trilogia americana”.

Tutto già visto e un po’ fuori tempo massimo, Rampart è un’ibridazione fra noir metropolitano e ritratto della generazione del Vietnam solo in parte riuscita, ma il senso di inevitabilità malinconicamente western e la regia sono di classe e Woody Harrelson farà sempre il fuori di testa alcolizzato e sessuomane, ma lo fa bene.

Rampart
Il trailer del film (lingua originale)


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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