Ragazzi miei - la recensione del film di Scott Hicks

23 giugno 2010
1.5 di 5

Dopo la parentesi romantica di Sapori e dissapori Scott Hicks torna al melodramma con un film soporifero, mal costruito a livello narrativo. Anche stavolta la sua idea di messa in scena non riesce a risollevare le sorti di una storia intimista che però viene raccontata in maniera confusa quando non addirittura illogica.

Ragazzi miei - la recensione del film di Scott Hicks

Ragazzi miei - la recensione del film di Scott Hicks


Dopo la parentesi romantica di Sapori e dissapori Scott Hicks torna al melodramma con un film soporifero, mal costruito a livello narrativo. Anche stavolta la sua idea di messa in scena non riesce a risollevare le sorti di una storia intimista che però viene raccontata in maniera confusa quando non addirittura illogica. Clive Owen e gli altri membri del cast partecipano mai veramente efficaci ad un'opera che pare purtroppo confermare la scomparsa della vena creativa del suo regista.

La prerogativa principale del cinema di Scott Hicks è sempre stata quella di tentare di unire con armonia l'introspezione psicologica dei personaggi che mette in scena con un'idea di melodramma comunque capace di raggiungere il grande pubblico. Un esempio sicuramente riuscito in questo senso è Shine, il film che ne ha lanciato la carriera nel 1996 regalandogli addirittura una doppia nomination all'Oscar. Altre pellicole di Hicks dimostrano invece come l'equilibrio trovato con quel film sia in realtà per lui abbastanza difficile da ricreare: lungometraggi comunque interessanti come La neve cade sui cedri o Cuori in Atlantide, oppure la molto meno efficace incursione nella commedia romantica di Sapori e dissapori, dimostrano l'incapacità del cineasta nel trovare soprattutto una sceneggiatura abbastanza forte su cui innestare la sua personale idea estetica.
Quest'ultimo Ragazzi miei conferma purtroppo le difficoltà che Scott Hicks sta ormai trovando da anni ad esprimere in maniera compiuta l'intimismo di Shine. Nel raccontare la storia di un padre che deve imparare ad essere tale dopo la prematura scomparsa della moglie, il film piazza alcuni momenti di cinema evidentemente riusciti, in cui l'emozione scaturisce dall'eleganza delle immagini combinata con altri elementi della messa in scena come ad esempio le belle musiche dei Sigur Ros. Il problema ancora una volta sta nella sceneggiatura, scritta da Allan Cubitt e adattata da un romanzo di Simon Carr: l'evoluzione della storia, che dovrebbe conseguentemente garantire anche quella della vita interiore dei personaggi, è decisamente confusa; quando invece lo script tenta di seguire un percorso delineato, quest'ultimo si rivela tremendamente schematico. Incastrati uno spiazzante limbo narrativo, i caratteri risultato quindi approssimativi, in alcuni passaggi addirittura illogici; soprattutto la figura del protagonista Joe Warr - interpretato da un Clive Owen notevolmente al di sotto delle sue possibilità - reagisce al lutto ed alla difficoltà nel relazionarsi ai suoi figli in una maniera che mai permette allo spettatore di comprenderne il percorso interiore.
Uscito in America lo scorso anno, arrivato in sala da noi nel prevedibile "deserto" che preannuncia la nostra estate cinematografica, Ragazzi miei sancisce a nostro avviso ormai definitivamente il declino di Scott Hicks.

Ragazzi miei
Il trailer del film con Clive Owen


  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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