Rabbit Hole - la recensione del film con Nicole Kidman

07 febbraio 2011
2 di 5

Tratto da una piece teatrale di David Lindsay-Abaire, anche sceneggiatore, Rabbit Hole è sulla carta (e non solo) un classico esempio di cinema del dolore, di quel cinema che va ad esplorare le ferite, i lutti, le elaborazioni possibili e non di protagonisti con i quali empatizzare quando non identificarsi.

Rabbit Hole - la recensione del film con Nicole Kidman

Rabbit Hole - la recensione

Tratto da una piece teatrale di David Lindsay-Abaire, anche sceneggiatore, Rabbit Hole è sulla carta (e non solo) un classico esempio di cinema del dolore, di quel cinema che va ad esplorare le ferite, i lutti, le elaborazioni possibili e non di protagonisti con i quali empatizzare quando non identificarsi. E la coppia protagonista del film, composta da Nicole Kidman e Aaron Eckhart, di dolore ne prova molto. Uno dei più terribili che si possano provare nella vita: quello della perdita di un figlio. Un dolore che li scuote e irrigidisce, li ferisce e li allontana, nel costante e disperato tentativo di trovare possibili forme di conforto e di reazione.

Solitamente, nella definizione di “cinema del dolore” è insita una venatura maggiormente o minormente dispregiativa, a seconda dei casi. Autori come Inarritu, o la Bier, hanno costruito delle intere filmografie sull’uso delle sofferenze umane a scopo manipolatorio o ricattatorio; e comunque è facile che chiunque si cimenti in questo tipo di narrazioni tenda ad una facile enfatizzazione della sofferenza, per convincere lo spettatore a botte di ostentazione. In questo caso, va detto che il lavoro svolto da John Cameron Mitchell è tale da dribblare la maggior parte di queste distorsioni e di queste trappole.
Apparentemente lontano dalle corde della storia, il regista di Hedwig e di Shortbus rinuncia a molte delle eccentricità stilistiche e formali del suo cinema precedente, ma senza snaturarsi troppo: semplicemente lasciando che l’agitarsi della politica dei sentimenti che ha sempre raccontato abbia luogo sotto una superficie elegante e lineare. Mitchell mette tutta la sua sensibilità al servizio della storia che racconta, al servizio di un melodramma puro -e duro nei temi e nei modi -, cercando di essere pulito e raffinato evitando inutili e controproducenti leziosità. E soprattutto cercando di mantenere un tono intimo anche nei momenti di maggiore sofferenza, sforzandosi di non abusare troppo né di urla né di lacrime.

Tante buone intenzioni, a volte persino riuscite. Fin troppo, verrebbe da dire. Perché la tensione tra l’inappuntabilità della superficie e (dell’apparenza che i protagonisti vorrebbero mantenere) e il caos rabbioso dei sentimenti strazianti e contrastanti che si agitano al di sotto non riesce a risuonare come auspicato, a generare vera energia: e allora ecco che per acquistare forza e personalità, evadendo dalla gabbia simil-patinata che si è cucito addosso, Mitchell è costretto a trovare saltuario rifugio proprio negli spazi sopra le righe che aveva tentato di evitare.
È un peccato poi che la sottotrama legata al rapporto tra una Nicole Kidman inibita nel volto dal Botox (e comunque non da Oscar, e inferiore a Eckhart) e il ragazzo che l’ha privata del figlio in un tragico incidente emerga leggermente fuori tempo e tonalità rispetto al quadro generale del film, e che anche il suggerimento tematico legato al contrasto tra le forme di conforto che tradizionalmente vengono ricercate nella fede e nella religione e un pensiero nuovo di stampo scientifico - e quindi razionale e tutto insito nell'uomo - che aiuti a sopportare una ferita indelebile dell'animo, rimanga spurio e poco sfruttato, relegato ad una dimensione fantastica e irrealistica che non riesce mai a toccare corde realmente convincenti.

Troppo forte è il contrasto tra l’algida confezione da elegante magazine del dolore di una coppia e la natura più imperfetta e vitale del fumetto autarchico di un teenager ferito; troppo deboli i tentativi di sintesi e moltiplicazione del senso, nella paura di far crollare un equilibrio estetizzante e delicato come quello di un castello di carte.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento