Quella casa nel bosco Recensione

Titolo originale: The cabin in the woods

1

Quella casa nel bosco, la nostra recensione del film

-
Quella casa nel bosco, la nostra recensione del film

Sulla genialità e/o originalità o meno di Joss Whedon c'è da tempo un dibattito aperto. Una diatriba tra contrapposte fazioni che, in parte placatasi grazie al successo stratosferico del suo The Avengers, troverà – ne siamo certi – nuova linfa dopo Quella casa nel bosco, progetto originale e low-budget che sembra l'esatto contraltare della titanica e fastosa potenza del cross-over supereroistico da lui cosceneggiato e diretto.

Whedon, autore di serie horror seminali e di una fantascienza dalle forti idee, è lo stesso film buff che ama divertirsi con cosette come Dr. Horrible's Sing-Along, con cui questo film ha diversi spunti in comune, o con una versione di Molto rumore per nulla girata in casa propria. Stavolta si è chiuso in un albergo assieme al fido Drew Goddard, con lui dai tempi di Buffy e Angel, e dopo 3 giorni è nata la sceneggiatura di un horror su un sottogenere particolare - quello dei cabin-movies - che comprende film come La casa, Venerdì 13, Cabin Fever ecc., insomma, tutti quelli in cui un gruppetto di liceali/universitari/amici/coppie si reca in un capanno in mezzo ai boschi per un po' di sana evasione a base di sesso, droga e quant'altro, e finisce per fare orribili incontri e una fine anche peggiore.
Come Craven e Williamson fecero con Scream, Whedon e Goddard parlano agli appassionati, rileggendo i luoghi comuni del genere, ma restando fedeli ai suoi imperativi: anche la decostruzione deve essere attuata dall'interno, e gli elementi fondanti devono essere presenti. Non devono cioè mancare suspense, shock, creature, splatter e così via.

Forse il problema maggiore di un film godibile e intelligente come Quella casa nel bosco è che è stato realizzato nel 2009, ma per una serie di traversie distributive ha trovato solo quest'anno la via del cinema in America e in Europa, arrivando dopo una serie come American Horror Story che ha fatto sull'horror un lavoro analogo e – grazie alla struttura seriale – più approfondito. L'idea alla base del film sembra dunque superata, anche se di fatto Whedon e Goddard l'hanno avuta per primi.

Detto questo, e senza rivelare niente sulla trama, Whedon e Goddard fanno di questo film una riflessione sugli stereotipi e sulla creazione dei meccanismi di questo genere di pellicole: è così che traducono alla lettera il concetto di vittime sacrificali e la crudeltà insita in questo tipo di storie, gestite in modo innocuo dall'autore/regista/demiurgo dal safe space della sua cabina di comando, attingendo a piacere dall'infinito ricettario delle modalità di sofferenza e morte e dalla bibbia dei personaggi incaricati di somministrarle. Non sempre però le ciambelle riescono col buco, nemmeno a gente che può vantare solo successi.
 La riflessione metafilmica che sta dietro a tutta la storia, e che è la scatola più grande che contiene tutte le altre, è l'elemento più interessante del film. Peccato che in questo caso il budget limitato non abbia permesso agli autori di svolgerlo come meritava. Quella casa nel bosco ha infatti a tratti l'aspetto dell'episodio di una serie tv, e se i riferimenti sono ovvi per tutti, il “vorrei ma non posso” derivante dal non possedere i diritti di utilizzo di alcuni personaggi, e del doversi limitare a suggerirli, lascia un po' l'amaro in bocca.

Quanto agli attori, parte del cast è davvero ottima: due grandi caratteristi come Richard Jenkins e Bradley Whitford stanno “dietro le quinte” assieme ad Amy Acker (con Whedon in Angel e Dollhouse), mentre tra i ragazzi, oltre a un Chris Hemsworth pre-Thor, nei panni dell'atleta del gruppo, ci è particolarmente piaciuto lo sballato di Fran Krantz, altro reduce da Dollhouse, che ha anche il ruolo di comic-relief del film.

Quella casa nel bosco cresce nell'apoteosi splatter dell'apocalittico finale, anche se più che spaventare diverte. Joss Whedon ha sicuramente fatto di meglio nel corso della sua carriera, sempre caratterizzata dall'assoluta mancanza di pretese e presunzione. Anche questo film alla base resta un divertissement e un omaggio al cinema horror da parte di un grande amante del genere, e in quanto tale gli perdoniamo volentieri le sue piccole pecche.
 

Quella casa nel bosco
il trailer italiano del film
27505


Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento