Quel giorno d'estate: recensione del delicato racconto post traumatico con Vincent Lacoste e Stacy Martin

30 maggio 2019
3.5 di 5
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Un poetico e minimale affresco di alcuni parigini alle prese con un evento che sconvolge la loro normalità.

Quel giorno d'estate: recensione del delicato racconto post traumatico con Vincent Lacoste e Stacy Martin

La vita scorre pacifica nella sua quotidianità, perfino banale, con quella patina di ordinario seducente, in cui ci si identifica subito e ci si appassiona, che ha reso grande il cinema di Eric Rohmer.

Siamo nella Parigi dei giorni nostri, alle prese con le giornate di David, poco più che ventenne che si divide fra la gestione di alcuni appartamenti su Airbnb per turisti stranieri e qualche ora di lavori ordinari nei parchi della città. Il perfetto prototipo di giovane che cerca di allungare l’adolescenza non prendendo decisioni sul suo futuro, quasi in attesa che l’età adulta arrivi da sé, con il poco gradito carico di responsabilità a imporre alle giornate ritmi diversi dai suoi, gustosamente anarchici. Presto, però, la perdita dell’innocenza arriverà sotto forma di un evento traumatico, accaduto proprio in uno dei parchi della città; un attentato terroristico in cui la sorella maggiore muore brutalmente, lasciando sola la figlia Amanda di 7 anni, mentre la ragazza con cui David esce da qualche tempo, Lena (Stacy Martin), rimane ferita. I due si stavano per innamorare, prima che tutto cambiasse.

Mikhael Hers è un regista che fa del minimalismo una sua cifra stilistica, come conferma anche in questo oggetto inusuale che è senz’altro Quel giorno d’estate, in cui torna a riflettere sull’elaborazione del lutto. Un film che fin dalla tipologia di attentato che racconta dimostra la sua discrezione. Non racconta un evento realmente accaduto, infatti, ma si inventa dei terroristi che sparano in un parco, all’aperto. Come ha detto il regista, “trovavo indecente inventare una vittima fittizia per un avvenimento terribilmente reale che ha sconvolto tante vite e che appartiene ormai all’immaginario collettivo”.

La dolcezza dello sguardo di Hers riesce a mantenere della grazia in un soggetto così duro come l’elaborazione del trauma da parte di chi rimane dopo un attentato, che siano i feriti o i parenti delle vittime. Un film che inizia dove l’attenzione dei media si allenta, passando a raccontare qualcosa d’altro. Lo fa concentrandosi su un pugno di personaggi, senza scene madri o imposizione di pathos non richiesto. Un melodramma trattenuto, che sembra rendersi conto come la vita sia diversamente ordinaria, anche in seguito a eventi così distruttivi. 

Al centro c’è David, diventato adulto da un giorno all’altro, alle prese con una nipotina con cui giocava quasi come un fratello grande. Riuscirà a prendersi la responsabilità di diventare padre acquisito, di crescere una bambina senza essere sicuro di essere veramente cresciuto lui in prima persona? C’è poi Lena, di cui è innamorato e che ha reagito all’attentato tornando dalla madre nel paese di provincia da cui proviene.
Tutto cambia, mentre intorno tutto sembra rimasto uguale, in una Parigi che da sfondo diventa protagonista aggiunto di Quel giorno d’estate. Una Parigi vissuta in lungo e in largo da David con la sua bicicletta: la Parigi delle ampie finestre fino al pavimento, da cui affacciarsi per fumare una sigaretta e fare due chiacchiere, dei tanti ponti e parchi, tutta sviluppata in orizzontale e da percorrere in bici. 

Quel giorno d’estate rimane ancorato al quotidiano, nonostante lo sconvolgimento di un evento così traumatico, mantenendo le emozioni in un’elaborazione del lutto intima, escludendo ogni ricaduta collettiva, se non all’interno del piccolo nucleo di personaggi che racconta. Il tutto senza negare la complessità di chi vive una sindrome post traumatica, fatta di piccole e grandi tristezze, di alti e bassi, di momenti di coraggio e altri di scoramento. Una vita in divenire qui rappresentata magnificamente da quel grande attore che è diventato Vincent Lacoste, accompagnato dalla dolcezza di una convincente Stacy Martin e della piccola esordiente Isaure Multrier.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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