Project X - Una festa che spacca: la nostra recensione del film

05 giugno 2012
3.5 di 5

Cosa succede se il sogno di tutti di organizzare la festa più folle di sempre si concretizza in un lunga notte californiana?



Cosa succede se il sogno di tutti di organizzare la festa più folle di sempre si concretizza in un lunga notte californiana?
Project X è davvero sintetizzabile in poche parole: un gruppo di amici che più nerd e meno popolari a scuola non si può decide di fare una festa. Accadimenti molto particolari la renderanno la festa più folle che mai vedrete al cinema (se sapete di feste così nella vita reale non mancate di farcelo sapere). Ritmo sempre serrato, pochi fronzoli, niente cedimenti moralisti.
I riferimenti ad Una notte da leoni si sono sprecati, principalmente a causa della presenza fra i produttori del regista di quella serie Todd Phillips, ma in quel caso la vita quotidiana veniva interrotta brutalmente da viaggi in luoghi più o meno esotici. Insomma, tutti in trasferta, qui il divertimento e i suoi eccessi (molto meno volgari) avvengono proprio in casa, fino a sconvolgere il proprio ambiente, i legami sociali, ma soprattutto il quartiere intero nella placida e borghesissima Pasadena, California. Il fatto che si parli di una storia vera non fa che aumentare la curiosità dello spettatore.

In un mondo dell’audiovisivo in cui i confini fra i vari mezzi di espressione sono sempre più sottili il regista Nima Nourizadeh arriva al cinema dopo tanti video musicali, ma soprattutto dopo il pluripremiato spot per i 60 anni della Adidas House Party, quasi un trailer, almeno estetico, del film. Molto delle trovate visive di Project X si possono trovare in nuce lì, compreso il ruolo centrale della piscina e di quello che un tetto vicino può consentire. Ma qui non ci sono David Beckham, Katy Perry, Kevin Garnett o Missy Elliott, ma piuttosto anonimi ragazzi di tutte le razze, età, classi sociali, ma con una cosa in comune: il tasso alcolico alle stelle.
Il piccolo miracolo del film è essere riusciti a dare compattezza narrativa ad un materiale di partenza a rischio videoclip lungo un’ora e mezza. Non aspettatevi grande approfondimento psicologico, non è il mestiere di Project X, ma il rapporto del protagonista con i genitori e con l’amore sono meno banali di quanto possa sembrare. In questo senso non stupisce che sia stato scritto da uno degli sceneggiatori dello splendido Scott Pilgrim vs. the World.

Più di ogni cosa però il film è un viaggio nelle montagne russe sexy, rumoroso, scorretto. La spazialità della casa, del tetto, della piscina, vengono usate con plasticità e originalità facendo di
Project X un guilty pleasure così efficace come se ne sono visti pochi negli ultimi tempi al cinema. Fuoco e fiamme.
Project X è tutto quello che nella saga di Una notte da leoni non viene mostrato (se non in foto nei titoli di coda). Qui si parla del trip, per l’hangover si vedrà.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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