Poulet aux prunes - la recensione del film

04 settembre 2011
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Con un delizioso film aubiografico, Persepolis, basato su una sua graphic novel, l'iraniana emigrata a Parigi Marjane Satrapi aveva ottenuto un enorme successo, conquistando in tanti con il suo stile animato in bianco e nero di grande effetto.

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Poulet aux prunes - la recensione del film


Con un delizioso film aubiografico, Persepolis, basato su una sua graphic novel, l'iraniana emigrata a Parigi Marjane Satrapi aveva ottenuto un enorme successo, conquistando in tanti con il suo stile animato in bianco e nero di grande effetto. Curioso che ora lo rinneghi per un film con attori in carne ed ossa in Poulet aux prunes, tratto da una sua altra graphic novel e diretto sempre insieme a Vincent Paronnaud.

Siamo a Tehran nel 1958. Il protagonista, il miglior violinista dell'Iran, interpretato da uno stralunato Mathieu Amalric, piange la distruzione del suo adorato violino per mano dell'arcigna moglie. Decide di lasciarsi morire e negli otto giorni successivi il film ci racconta tutto sulla sua vita, sulla sua musica, sul perché sia così bravo e sulla ragione di tanta tristezza. Ci racconta fin troppo Poulet aux prumes, non avendo a disposizione la facilità di sintesi dell'animazione di Persepolis si perde in continue parentesi, accelerate e frenate che, pur piuttosto piacevoli, non hanno la potenza della commistione fra tragedia e ironia della protagonista di Persepolis.

Come il violino per il protagonista anche la decisione di raccontare una storia con l'animazione o con attori in carne ed ossa diventa solo un mezzo. L'importante rimane chi lo usa, le sue esperienze, i suoi sentimenti, per far sì che non sia pura tecnica, ma sia l'anima dell'artista a risaltare.

Siamo sempre in un cinema di esilio obbligato, in questo caso non dall'Iran khomeinista, ma dalla vita che il protagonista avrebbe voluto vivere con la donna amata. Il cinema della Satrapi si conferma cinema della memoria, del ricordo famigliare che diventa racconto, figlio della secolare tradizione persiana.

Nel cast da segnalare oltre al bravo Amalric, nel non facile ruolo del violinista devastato dalle pene d'amore, Maria De Medeiros nei panni della irritante e insipida moglie e la splendida Golshifteh Farahani (Nessuna verità), l'amore impossibile di una vita.

I continui cambi di registro e le tante parentesi narrative non aiutano ad immedesimarci al meglio nella dinamica centrale del film: l'amore del protagonista per una donna che per ragioni sociali non diventerà mai matrimonio. Rimane comunque un film godibile sospeso tra memoria e mito, fra gioia e disperazione.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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