Poliziotti fuori - la recensione della commedia di Kevin Smith

22 giugno 2010
3 di 5

Non date retta agli ipercritici. Che Poliziotti fuori non sia Clerks è pacifico. Che non sia nemmeno l’inedito (ma riuscitissimo) Zack and Miri Make a Porno anche. Ma che sia da buttare via proprio no.

Poliziotti fuori - la recensione della commedia di Kevin Smith

Poliziotti fuori - la recensione

La prima volta che Kevin Smith accetta di dirigere un film tratto da un copione non suo, ecco che viene assalito dalle critiche. Anche – e soprattutto – da parte dei suoi fan più accaniti. Perché non abbastanza ispirato, perché lavora su commissione, perché ha perso smalto, perché non ci si vende a una major. Bah.
Che Poliziotti fuori non sia Clerks è pacifico. Che non sia nemmeno l’inedito (ma riuscitissimo) Zack and Miri Make a Porno anche. Ma che sia da buttare via proprio no.

La nuova fatica di Kevin Smith ha indubbiamente diverse questioni non risolte, tra le quali spiccano evidenti problemi di ritmo (discontinuo e singhiozzante) e di intreccio che sono forse figli di dinamiche compromissorie tra il regista e la produzione. Ma Poliziotti fuori (traduzione letterale di quel Cop Out che Smith è stato costretto ad adottare al posto dell’originale e ben più calzante A Couple of Dicks) non è affatto un film privo del marchio del suo autore.
E soprattutto riesce pienamente ad essere quel che, semplicemente, ambiva ad essere: non una parodia, quanto un omaggio sarcastico e disilluso alla stagione d’oro dei buddy cop movies, ai 48 ore e agli Arma letale. Forse è questo un altro dei motivi per cui in America (e altrove) di questo film si è detto così male: forse ci si aspettava un’operazione parodica alla ZAZ, e si è rimasti spiazzati da un film che invece mescola con grande misura ironia ed affettuosità nell’utilizzo esasperato di tutte le caratteristiche fondanti di un genere, esplicite ed implicite, omosessualità latente compresa.

Poliziotti fuori è quindi un buddy cop movie in tutto e per tutto, che privilegia la commedia ma non dimentica il poliziesco, che rinuncia allo sberleffo postmoderno e metacinematografico (il tripudio di citazioni poliziesche dell’inizio altro non è che un pernacchio in questo senso) e abbraccia in pieno la linea più recente della produzione di Smith.
Quella che, dopo il delirio anarchico di Jay & Silent Bob, con Jersey Girl e soprattutto Clerks II e Zack and Miri vede il regista riuscire a malapena a nascondere sotto una patina di gioioso infantilismo, di dialoghi sboccati e innocenti provocazioni la simpatia e soprattutto l’affetto e la tenerezza che prova per dei protagonisti alle prese con le dolenze di un’età adulta che è sempre più difficile accettare: in questo caso il rapporto di Willis con la figlia e quello di Morgan con la moglie.

Innegabile è inoltre che Smith sia riuscito ad imprimere un marchio personale anche a dei dialoghi in origine non suoi (e che quindi sarebbe stato assurdo pretendere smithiani al 100%), e che diverse gag siano azzeccate. Su tutte – e non ci saremmo mai sognati di dirlo – tutte quelle che vedono co-protagonista un sorprendente Seann William Scott.

Poliziotti fuori - Due sbirri a piede libero
Il trailer del film con Bruce Willis e Tracy Morgan


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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