Piovono Polpette 2 - La rivincita degli avanzi: la recensione del film

17 dicembre 2013
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La Sony Pictures Animation ci propone un sequel

Piovono Polpette 2 - La rivincita degli avanzi: la recensione del film

Poco dopo gli eventi narrati in Piovono Polpette, l'isola dell'inventore Flint Lockwood viene messa in quarantena da un idolo del nostro eroe, il guru della scienza commerciale Chester V. A questo punto Flint, la sua ragazza Sam Sparks, suo padre e gli altri amici si trasferiscono a San Franjose, ignari di una terribile verità: il Replicatore di Cibo Super Mutante Diatonico Dinamico di Flint Lockwood (per comodità "RCSMDDFL"!) è tuttora in attività, e sta rendendo senziente il cibo...

Chi scrive ha amato molto il primo Piovono Polpette di Phil Lord & Chris Miller, attualmente impegnati sull'atteso film dei Lego. Gli aspetti più seducenti per un appassionato d'animazione erano lo stile grafico nettamente diverso dalla media (in stile Carosello nostrano, notammo all'epoca) e l'amore per l'aspetto più volutamente stupido e buffonesco del cartoon. Uno spirito degno di alcuni cortometraggi della Golden Age diretti da Tex Avery, una coreografia che si compiace di caricature deformi, con movimenti, suoni e raptus surreali, gratuiti. Liberatorio.

Ereditando la regia di questo sequel ancora prodotto dalla Sony Pictures Animation, gli ex-storyboard artist Cody Cameron e Kris Pearn (già nel team del primo) hanno capito che questo procedere istintivo era un elemento fondante delle avventure di Flint, e hanno quindi pensato di mantenerlo. Idea giusta, ma avrebbero dovuto farlo fino in fondo. Dando un prosieguo alle avventure della gang, gli autori hanno puntato su un allentamento progressivo della demenzialità, in favore di un tono più fiabesco, ma anche più delicato e più buonista.
Non che il primo film fosse privo di un sano sottotesto ottimista, ma ogni tenerezza era sapientemente compensata da un'impagabile stupidaggine, mentre qui la voglia di far evolvere i personaggi zavorra la follia a mano a mano che il film procede, dopo un inizio scoppiettante. E alcune delle trovate che dovrebbero essere più spassose, come la mimica dei cetrioli e della fragola, sembrano più concorrenza agli iconici Minion di Pierre Coffin.

Rimane insindacabile invece l'impegno grafico, e lodiamo la fantasia del production designer Justin Thompson e del direttore artistico Dave Bleich: il cibo vivo è impagabile (noi tifiamo per gli ippopatatami), mentre design e animazione ipnotica di Chester V sono raramente ammirati in produzioni mainstream.
In altre parole, ci si diverte sempre e Flint Lockwood rimane simpatico, ma la freschezza sorprendente del primo capitolo non è uscita indenne dalla serializzazione.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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