Parto col folle - la recensione del film

25 gennaio 2011
3 di 5

Tra commedia dell’assurdo e road-movie più classico, il film di Phillips è un’opera più profonda e contraddittoria di quanto si potrebbe avvertire al primo impatto. La difficoltà e la paura di crescere e confrontarsi con le proprie responsabilità secondo Zach Galifianakis ed un ottimo Robert Downey Jr, qui nella prova più convincente e...

Parto col folle - la recensione del film

Parto col folle - la recensione

Questo Parto col folle conferma in pieno che Todd Phillips, dopo Old School e Una notte da leoni, sta portando avanti nella sua filmografia un discorso legato all’immaturità e alla difficoltà di crescere di una generazione di americani. In questo caso dentro la gabbia narrativa più consolidata del buddy-movie il regista inserisce due personaggi in perfetta antitesi. L’architetto Peter Highman (Robert Downey Jr.), che deve tornare in fretta a Los Angeles per assistere la moglie partoriente, si trova costretto ad un tragicomico road-movie con Ethan Tremblay, aspirante attore si serie Tv che dopo aver appena perso il padre si sta dirigendo ad Hollywood per tentare di sfondare nella sit-com Due uomini e mezzo.
Due personaggi agli antipodi: l’acquisita maturità di un uomo che sta costruendo una famiglia, con tutte le responsabilità che questo comporta, contro la frustrazione di un altro che rifiuta di crescere, e conseguentemente affrontare il dolore e la confusione.

Phillips sfrutta l’assunto classico della storia per costruire una commedia che lavora su due piani specifici: prima di tutto ovviamente il road-movie dai risvolti assurdi e sinceramente comici, scanditi da momenti farciti da battute e situazioni decisamente divertenti; l’altro livello è invece quello che riguarda lo sguardo malinconico sia sull’America contemporanea che suoi (falsi?) miti. Ecco quindi comparire nel film figure, luoghi e situazioni che sono diventati patrimonio ideale del cinema americano e dell’immaginario del pubblico: dallo spacciatore bonario al viaggio psichedelico, dalla figura del reduce di guerra alla visione iniziatica del Grand Canyon. Costruito come un road-movie, Parto col folle attraversa tutto questo con uno sguardo seriamente comico, che mette alla berlina ed insieme si interroga sul loro valore simbolico. Dietro alla confezione funzionale al prodotto di genere si cela quindi una riflessione più matura sull’odierna condizione dell’America, divisa tra un passato ormai lontano ed un futuro incerto a livello socio-economico e psicologico.

Della coppia di attori protagonisti, più che un Zach Galifianakis divertente ma che sfiora in molti momenti il sospetto di istrionismo gratuito, a convincere maggiormente è Robert Downey Jr alle prese con un ruolo molto più contenuto e solido rispetto a quelli dal lui interpretati negli ultimi tempi – da quando, tanto per intenderci, si è “riciclato” come star di prodotti commerciali. L’attore lo riempie con una lucidità e una verosimiglianza sorprendenti, dimostrando finalmente di non aver perso il timbro dolceamaro che aveva contraddistinto gli inizi della sua carriera.

Parto col folle è alla fine un lungometraggio che convince non soltanto per il suo essere una commedia molto divertente, ma anche nel sottotesto maggiormente adulto che il film propone ad un’analisi più attenta. Il 41enne Todd Phillips si conferma uno dei registi cosiddetti “di genere” che vale senza dubbio la pena tenere d’occhio.




  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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