Pacific Rim - la recensione del film coi robottoni di Guillermo del Toro

08 luglio 2013
2.5 di 5
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Per la fetta di popolazione che ha oggi una quarantina d’anni, lustro più, lustro meno, i cartoni animati giapponesi coi robottoni sono stati una parte essenziale della formazione, un vero e proprio pilastro dell’immaginario.

Pacific Rim - la recensione del film coi robottoni di Guillermo del Toro

Per la fetta di popolazione che ha oggi una quarantina d’anni, lustro più, lustro meno, i cartoni animati giapponesi coi robottoni (che a chiamarli anime abbiamo imparato dopo, del sottogenere Super Robot non ne parliamo nemmeno..) sono stati una parte essenziale della formazione, un vero e proprio pilastro dell’immaginario. La sola idea di un film che quindi traesse ispirazione dai vari Goldrake e Mazinga, e dai successivi Daitarn 3 e Gundam, è capace di essere una madeleine che riporta diretta ai pomeriggi degli anni a cavallo tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta, e a quelle forme di stupore che, per dirla con Nanni Moretti, non torneranno più.
Per quella fetta di pubblico, quindi, Pacific Rim sarà sempre e comunque più interessante di un qualsiasi Transformers, indipendentemente da un serio e oggettivo confronto critico tra i film. Ci sono scene, piccoli momenti, alcuni dettagli, capaci di spalancare abissi di ricordo, e di suscitare entusiasmi e un divertimento, appunto, sinceramente infantile.

Nonostante gli evidenti debiti nei confronti di prodotti decisamente più recenti come Neon Genesis Evangelion, è curioso, allora, che come forma, struttura e riferimenti, quello di Guillermo del Toro appare un film tutto dedicato a un target che è di almeno un ventennio più giovane: una sarabanda ininterrotta di stimolazioni sensoriali, di horror vacui visivo e sonoro, un’aggressione all’occhio che non sa più dove guardare, nella sostanziale assenza di una struttura narrativa che superi le elementarietà più basilari.
Nei 12 minuti di footage anticipati qualche settimana fa, che tanto bene ci avevan fatto sperare, erano state comprese, letteralmente, tutte le (poche) scene di costruzione, interlocutorie o d’atmosfera: le restanti due ore sono quindi quasi esclusivamente di combattimenti, esplosioni, distruzioni, nelle quali affogano le piccole e grandi madeleine del piccolo schermo.
Coerentemente con il paradigma dominante, Pacific Rim tiene l’acceleratore premuto a tavoletta per tutto il tempo (qualcuno ricorda l’”effetto velocità” di cui parlava Bentivoglio in Turné?), viaggia a velocità elevatissima verso un futuro cinematografico tutto ipotetico, rinunciando perfino a sfruttare a dovere l’altra metà dei riferimenti e degli omaggi su cui si costruisce il film: quelli dei Kaijū.
Piuttosto che guardare al patrimonio immaginario di un Godzilla, infatti, del Toro ha pensato di attingere a quello vagamente lovecraftiano: e così facendo, e attraverso alcune sfumature culminanti nel personaggio che ha affidato all’amico Ron Perlman (poco più di un cammeo, tutto sopra la righe), ha strutturato un link ideale ma poco consono al contesto alla serie di Hellboy.

Le poche volte che non sono impegnati in risse con i Kaijū dall’interno dei loro robottoni, Charlie Hunnam, Rinko Kikuchi e gli altri protagonisti del film (incluso uno sprecatissimo e ingessato Idris Elba) tessono trame e relazioni che potevano essere adeguate per una puntata di anime da 20 minuti, ma non certo sufficienti a sostenere narrativamente l’impalcatura di Pacific Rim: e in questo caso le responsabilità sono anche del soggettista e co-sceneggiatore Travis Beacham. Qualche pezza la mette la coppia di scienziati interpretata da Charlie Day e Burn Gorman, incaricata di essere l’alleggerimento comico del film, senza però sortire grandi effetti.
Effetti, in questo film, sono solo quelli speciali. Che, ancora una volta, sono incaricati di rappresentare sì le lotte, i robot e le creature, ma soprattutto la distruzione e la devastazione di aree urbane, di martoriare la modernità e i suoi simboli, d’infierire contro le rappresentazioni della grandeur della civiltà (occidentale e orientale assieme) contemporanea.
Tendenza, questa, propria non solo di Pacific Rim, che ha oramai trasceso le codifiche del catastrofico e che andrebbe considerata con attenzione.

 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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