PA-RA-DA, la recensione del film diretto da Marco Pontecorvo

17 settembre 2008

Presentato all’ultimo Festival di Venezia nella Sezione Orizzonti, PA-RA-DA di Marco Pontecorvo ha già accumulato premi e ricevuto consensi, per la delicatezza e la sobrietà con cui racconta un’infanzia difficile. Ci mostra una Bucarest povera e disgraziata, in cui un pagliaccio da cuore grande porta un po’ di felicità.

PA-RA-DA, la recensione del film diretto da Marco Pontecorvo

PA-RA-DA - la recensione

Una delle sorprese più gradevoli dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia è stata l’opera prima di Marco Pontecorvo PA-RA-DA, che dimostra, innanzitutto, come sia possibile fare un film con protagonisti dei bambini senza cadere nella retorica. Eppure la vera storia del clown franco-algerino Miloud Oukili, che nella Bucarest post-Ceasescu trasforma in artisti di strada una decina di ragazzini “brutti, sporchi e cattivi” che abitano nel sottosuolo, prestava il fianco, almeno sulla carta, a facili sentimentalismi e a fastidiosi moralismi. E invece no.

Grazie a una regia non troppo insistita e alla scelta di mescolare il reportage alla favola, Pontecorvo ci ha regalato un film sincero, che invece di spiegare nel dettaglio e giudicare una realtà, si limita a mostrarla, ora timidamente, ora coraggiosamente, ma sempre e comunque con rispetto. È così che dovrebbe essere quando i personaggi raccontati in un film esistono per davvero e quando si sceglie di parlare di un luogo come la Romania, che da noi, per vicende tristemente note, non gode di grande popolarità.

Ma in fondo, PA-RA-DA non è un film sulla Romania. I “boskettari” – come vengono chiamati gli homeless di Bucarest - sono uguali ai piccoli senzatetto di molti altri paesi: sono l’infanzia del nostro mondo, abbandonata, incapace di un riscatto sociale e culturale, brutalizzata e qui nascosta in giacche a vento troppo grandi e persa nella colla che gli allievi del pagliaccio sniffano per stordirsi. A tratti ci infastidiscono questi ragazzini, troppo diffidenti e talmente increduli di fonte alla possibilità di una via di uscita da arrivare ad accusare Miloud Oukili di pedofilia. Ci fa rabbia il loro sguardo furbo, almeno fino a quando non cede il posto alla meraviglia e all’incanto di chi ancora si diverte con un naso rosso, una margherita tenuta in bocca e dei birilli da lanciare in aria.

Meno riuscito il personaggio del clown, nonostante la convincente interpretazione del francese Jalil Lespert. Idealista e testardo, ha i tipici cliché dell’eroe, del salvatore, anche se, in questo caso, i bambini di Bucarest sono stati salvati per davvero. Adesso girano per l’Europa con il loro spettacolo.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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