Open Arms - La legge del mare: la recensione del film

14 ottobre 2021
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In selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma il bel film di Marcel Barrena, Open Arms - La legge del mare, che racconta senza retorica e con partecipazione la storia di Oscar Camps e della ONG da lui fondata per i salvataggi in mare. La recensione di Daniela Catelli.

Open Arms - La legge del mare: la recensione del film

Sono tante e contrastanti le sensazioni e gli spunti di riflessione trasmessi da un film come Open Arms – La legge del mare. Ma comunque la si pensi, la sua visione non può lasciare indifferente nessuno, se non coloro che sputano odio sui social, cercano impossibili complotti in ogni dove e sono incapaci di provare i sentimenti di compassione e fratellanza più elementari, a prescindere dal credo politico o dal fatto di essere o meno dotati di fede religiosa. Se Oscar Camps, comproprietario di una società di bagnini di Barcellona, quando nel 2015 vede la foto del piccolo Alan Kurdi con la sua maglietta rossa, annegato nel tentativo della famiglia di fuggire dalla Siria, è spinto ad andare a Lesbo a offrire il suo aiuto perché è quello che fa da sempre, salvare vite, c'è anche chi in quella terribile immagine ha cercato indizi che provassero il suo comodo pregiudizio provando a dimostrare che quella foto era finta, messa in giro da non si sa quali profittatori della tragedia di chi fugge da fame, guerre, morte, tortura e repressione.

L'umanità mai come oggi sembra divisa in due: l'Europa satolla che si batte in difesa dei suoi privilegi e della sua presunta superiorità e chi si rimbocca le maniche e va, perché vede prima di tutto l'essere umano senza distinzioni, un simile non può lasciar morire in circostanze tanto terribili. Perché vede in coloro che si affidano all'insicurezza totale di canotti e finte ciambelle di salvataggio delle persone come noi, in fuga da circostanze in cui noi stessi potremmo trovarci. E se il Talmud dice che chi salva una vita salva il mondo intero e chi lo fa è un Giusto, cosa sono queste persone che di vite ne hanno salvate a decine di migliaia? Infelice piuttosto è il mondo che ha bisogno di eroi, di “fanatici” che non esitano a mettersi anima e corpo a servizio degli altri, nell'assenza colpevole dei governi e nell'indifferenza di un'Unione Europea che non esiste, mentre continuano ad aumentare gli Stati che, di fronte a un'emergenza umanitaria chiedono di innalzare muri per rendersi irraggiungibili. Ma i muri possono fermare il mare e la marea?

Certo l'impresa di Oscar Camps e dei suoi colleghi sembra a tratti il tentativo di svuotare il mare con un cucchiaio, ma i risultati sono impressionanti, e pazienza se oggi stare dalla parte dell'umanità significa essere considerati criminali (Carola Rackete e Mimmo Lucano tristemente insegnano): ci sarà sempre chi raccoglierà la lezione di queste persone, che avrà il coraggio di guardare in faccia e toccare con mano la sofferenza e la morte, pur di sottrarre qualche essere umano a un destino di oblio. Annegare è una delle morti più atroci: esser gettati in acqua a forza a qualche chilometro dall'agognata riva, come accadeva ai tempi delle navi negriere. Rischiare tutto e investire i risparmi di una vita per abbandonare quello che si è sempre conosciuto e affrontare viaggi impossibili pur di avere almeno un assaggio di pace, e pazienza se pace sono i campi profughi sovraffollati delle isole del Mediterraneo. Meglio quello che finire in bocca ai pesci, senza un nome e senza una lacrima.

Open Arms – La legge del mare è un film duro e che non fa sconti, didattico nel senso migliore del termine e realizzato con un afflato di passione e verità che non diventa mai agiografia del suo soggetto. Oscar Camps è un uomo come tanti, testardo e duro, ex alcolista che si è alienato anche la figlia, ma che ritrova la sua parte migliore rispondendo all'unica legge che conosce, quella del mare, che impone di salvare chiunque si trovi in difficoltà nelle sue acque. Se il nostro mare, quello in cui ogni estate ci bagniamo e sulle cui spiagge ci riposiamo, non è un cimitero più grande di quello che già è diventato, lo dobbiamo a gente come lui. Sta a noi e alla nostra coscienza scegliere da che parte stare. Il regista Marcel Barrena confeziona un film che ci fa stare col fiato sospeso, a tratti sconvolgente come un documentario, che non è mai trionfalista e retorico: una storia di uomini e donne di buona volontà che sarebbe il caso di far vedere nelle scuole, dove ancora c'è speranza di trovare ascolto, interpretata con estrema immedesimazione e bravura da Eduard Fernandez nel ruolo protagonista e da tutti i suoi bravissimi colleghi. Open Arms è sia un bel film che un'opera importante, due cose che non sempre vanno di necessità insieme.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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