Oltre i confini del male - Insidious 2: la recensione dell'horror di James Wan

01 ottobre 2013
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Prolifico e instancabile, prima mettere momentaneamente da parte il genere di cui incarna l’anima più squisitamente commerciale e sperimentarsi nella serie di Fast & Furious, James Wan torna a raccontare della famiglia Lambert.

Oltre i confini del male - Insidious 2: la recensione dell'horror di James Wan

Prolifico e instancabile, prima mettere momentaneamente da parte il genere di cui incarna l’anima più squisitamente commerciale e sperimentarsi nella serie di Fast & Furious, James Wan torna a raccontare della famiglia Lambert, riprendendo le fila del discorso esattamente da dove le aveva lasciate.
Ma Oltre i confini del male – Insidious 2, è perfettamente fruibile anche per chi non abbia visto il primo capitolo di quella che sembra voler essere una serie e non un semplice dittico: ché il copione firmato da Leigh Whannell è sufficientemente fornito di ricapitolazioni e spiegazioni da rendere totalmente mappabile il territorio del film.  

E allora si parte da subito entrando nel vivo (no pun intended) delle vicende, con un ritmo mediamente elevato, con le storie di una haunted family che ancora non ha chiuso i conti né le porte con l’oltretomba, ma che si ostina ad abitare in vecchie abitazioni goticheggianti per il perverso piacere di noi spettori orrorofili.
Wan, quegli spazi e quelle location, le sa utilizzare molto bene, muove la sua macchina da presa con la propulsiva  consapevolezza tutta industriale dei tempi che viviamo e allo stesso tempo con quella di decenni di storia di film di paura che abbiamo alle spalle e che formano una texture di sottofondo che non si può non ignorare.

Ecco, forse quella consapevolezza Wan ce l’ha fin troppo, e la sua costruzione formale elegante e precisa e si scontra non tanto con le interpretazioni un a tratti risibili di Patrick Wilson e Rose Byrne (ché di interpretazioni risibili son pieni fior fior di film horror), quanto con una meccanicità di dinamiche e narrazione che appare conseguenza diretta dalla derivatività di tutto l’impianto.
Se si era partiti da Poltergeist e si finisce tra Shining e Nightmare, sembra impossibile non considerare questo Oltre i confini del male – Insidious 2 come una versione condensata di una stagione di American Horror Story (peraltro senza tutte le sottotrame che un serial per struttura e durate può garantire), sia nell’aspetto estetico sia nel precipitato d’immaginario che coinvolge la convivenza forzata di vivi e morti.

Detto questo, va ammesso che dei salti sulla poltrona bene assestati James Wan è in grado di rifilarteli eccome.
Sono, certo, i più classici dei jump scares, figli di un effetto sorpresa che viene amplificato ad arte dal regista non solo con la costruzione della tensione, ma anche attraverso i tanti momenti in cui il film rallenta o cambia registro, facilitando una distrazione già di per sé non impossibile, per poi farti “buh!” quando meno (?) te lo aspetti.
Wan si conferma quindi un furbo di tre cotte, smaliziato quanto basta da fregarsene delle incongruenze di sceneggiatura e da inserire un paio di elementi realmente perturbanti (un personaggio in particolare, che appare in una sola scena) in un contesto smussato e realativamente addolcito.
Se volesse - o potesse - estremizzare il suo stile, senza sacrificare l’eleganza, potrebbe davvero disturbare e non solo spaventare in maniera un po’ programmatica.

 


 



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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