Oggetti Smarriti: la recensione del film con Giorgia Wurth e Roberto Farnesi

08 luglio 2013
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Orgogliosamente indipendente, il film di Molteni ha il suo pregio e insieme il suo limite nell'elemento surreale

Oggetti Smarriti: la recensione del film con Giorgia Wurth e Roberto Farnesi

Parte in maniera intrigante Oggetti smarriti, piccolo film tutto in una notte che sventola orgogliosamente il vessillo del cinema indipendente e che si permette un protagonista arcinoto al pubblico televisivo (Roberto Farnesi), ma ingiustamente snobbato da chi lavora per il grande schermo.
Comincia come un libro della “Collana per Dummies” il nuovo film di Giorgio Molteni, che ai distratti cronici offre una summa di consigli pratici per ritrovare quegli oggetti di uso comune che, per una ragione che sembra misteriosa, improvvisamente spariscono.

A farsi portavoce dei rimedi è un curioso personaggio dagli occhi innaturalmente celesti che, per spiegare le sette regole che portano al pieno recupero delle cose perdute, si serve della bizzarra disavventura di Guido,  quarantenne belloccio che colleziona automobili rombanti e femmine esplosive e che, attraverso un viaggio semi-onirico in cui perde la figlia, compie un persorso di crescita e capisce finalmente il vero valore delle cose.

Narrata così, la sua storia non si distacca dalle tante vicende di redenzione a cui cinema e letteratura ci hanno abituati.
Per fortuna, a impedirle di diventare un conte moral è proprio l'incursione nel surreale, una transizione che, almeno da un punto di vista stilistico e recitativo, avviene in maniera dolce, graduale.

Attraverso impercettibili movimenti di macchina e cambi di tono, la realtà precipita nella fantasia, lasciandosi dietro un'ambiguità che diventa sinonimo di mistero e giusta tensione. Poi, però, il contesto immaginario perde quella credibilità di cui ha comunque bisogno per mantenere una coerenza con il resto del racconto e l'anormale si trasforma in irreale.
La colpa è dei personaggi inventati da Guido, che sono o troppo caricaturali, o inconsostenti o stereotipati (come la vicina di casa che gioca a fare la bambolina sexy.

E allora Oggetti Smarriti diventa un film pasticciato, un impervio percorso a ostacoli, un amalgama di suggestioni in cui la commedia, imposta da Molteni nella parte finale per un innato bisogno di leggerezza e lieto fine, appare decisamente fuori luogo.
A non essere fuori luogo, invece, è il tentativo, da parte del regista e dello sceneggiatore Giorgio Fabbri, di elevarsi al di sopra del prodotto medio italiano.
Anche se il risultato non è eccelso, va comunque apprezzata la voglia di mettersi in gioco e di sfruttare al meglio l'esiguo budget di 350.000 Euro.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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