Nowhere Special - Una storia d'amore: la recensione del film di Uberto Pasolini con James Norton

08 dicembre 2021
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Con Nowhere Special Uberto Pasolini torna dopo lungo tempo alla regia per raccontarci una storia vera con i toni della malinconia e della leggerezza. Parlando di morte dirige un film che è una celebrazione della vita e dell'amore di un padre per un figlio.

Nowhere Special - Una storia d'amore: la recensione del film di Uberto Pasolini con James Norton

Sono passati otto anni da Still Life, otto anni in cui Uberto Pasolini avrà avuto certamente altre cose da fare ma in cui, molto probabilmente, aspettava la storia giusta da trasformare in un film rigoroso e asciutto eppure sincero e commovente, nel nostro caso un racconto per immagini che, pur parlando di cose tristi, sapesse narrare con leggerezza il momento forse più difficile dell’umana esistenza: la morte, o meglio il poco tempo che la precede. Per Pasolini, del resto, il cinema è uno strumento per imparare cose e conoscere realtà lontane, come il mondo delle adozioni e la reale vicenda di un lavavetri trentaquattrenne gravemente malato che ha cercato per settimane la famiglia giusta a cui affidare suo figlio di quattro anni. La cronaca del suo peregrinare era lacerante, ma il produttore di Full Monty l'ha stemperata con una malinconica dolcezza, avvolgendola in quel calore umano che è il tessuto connettivo del popolo irlandese.

Può apparire strano che Uberto Pasolini abbia avuto ancora voglia di parlare della lugubre signora vestita di nero e armata di falce, ma Nowhere Special, a dispetto di tutto, è un film sulla vita: quella che si abbandona con tristezza e sgomento, e quella che continua attraverso un altro essere umano, nostro figlio, che ci porterà sempre dentro di sè, ed è una cosa importante perché noi esseri mortali e fragili acquistiamo davvero senso solo se lasciamo qualcosa o qualcuno dietro di noi. E poi un bambino, con la sua energia e la sua curiosità, è l’antitesi della morte, così come lo è l'amore, sentimento purissimo che lega gli esseri viventi. E infatti il sottotitolo del film è Una storia d’amore, perché John, che è nel fiore degli anni, potrebbe avere, o potrebbe aver avuto, tutte le donne del mondo, e però ha preferito consacrarsi totalmente al dolcissimo Michael. Inoltre, se Still Life si apriva con una scena ambientata in un cimitero, a cui seguiva un montaggio di desolanti funerali, e le tinte del film erano il bianco il grigio e il beige, Nowhere Special è un tripudio di colori: il rosso delle camice e delle felpe di John e un cielo che forse non è mai stato così azzurro nella terra di Oscar Wilde e di James Joyce. Perché siamo a Belfast, quindi non nell'Inghilterra a tratti impietosa dei film di Ken Loach, ma in una città in cui gli assistenti sociali non sono il male e ci si aiuta fra vicini.

Attraverso il peregrinare di John e Michael fra le possibili famiglie adottive del piccolo, il film di Uberto Pasolini ci immerge in un microcosmo variegato e complesso, passando dalle case dei ricchi un po’ nevrotici a coppie più semplici, dai single alle famiglie che hanno deciso di accogliere ragazzi dal passato infelice, da chi sembra sentimentalmente anestetizzato a chi con un figlio potrebbe riempire il vuoto che ha dentro. Michael guarda ogni realtà con curiosità e stupore, e capisce, certo che capisce, perché i bambini sono molto più intelligenti e acuti di quanto pensiamo, ed è la consapevolezza del bimbo che presto perderà il papà che ci macina il cuore.

Non indugia nella descrizione della malattia Nowhere Special, se non in un'unica scena, né mostra un corpo in disfacimento. No, James Norton è sempre bello e macho, e averlo voluto come protagonista è stata indubbiamente una mossa vincente da parte del regista. L'attore è stato straordinario. Insieme a Pasolini ha fatto un lavoro di sottrazione, rendendo significativi sguardi e silenzi. Perché non era certo facile interpretare un ruolo così, e incarnare un individuo che, a un passo dalla fine di tutto, accetta il suo destino e decide di lasciar andare: le paure, gli interrogativi, la carne della sua carne. John è un eroe nel vero senso del termine, e contempla anche la possibilità di essere dimenticato per sempre dal figlio, e questa è nobiltà d'animo allo stato puro. E’ un grandissimo film Nowhere Special, un atto d'amore verso lo spettatore di un uomo di cinema generoso, una perla rara in mezzo a tanta retorica, profluvi di azioni e di parole, ritmi frenetici, effetti speciali, mostri e supereroi quasi tutti uguali. La nostra speranza, a questo punto, è che Uberto Pasolini non aspetti altri otto  anni prima di farci un altro magnifico dono che parli il linguaggio della settima arte.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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