Nottetempo: la recensione del film con Giorgio Pasotti

02 aprile 2014
2.5 di 5

L'opera prima di Francesco Prisco ha il fascino inquietante di un noir e l'immediatezza di un road movie.

Nottetempo: la recensione del film con Giorgio Pasotti

Aldilà del confortevole territorio della commedia corale o sentimentale, esiste tutto un mondo di opere prime e seconde che utilizzano l'horror o thriller per descrivere l'irrequietezza dell'uomo contemporaneo, le sue zone d'ombra, i suoi non detti, i suoi dubbi irrisolti, i suoi grovigli inestricabili.

Come già aveva fatto due anni fa Emiliano Corapi nell'interessante Sulla strada di casa, adesso è il campano Francesco Prisco, che vanta nel curriculum diversi cortometraggi, a forzare i confini del noir contaminandolo con l'altro grande genere che avvicina pericolosamente personaggi spesso lontanissimi, invitandoli a confidarsi e a condividere segreti.
Parliamo del road movie, che nel caso di Nottetempo è sia diurno che notturno, e che implica nello stesso tempo uno spostamento progressivo dal sud al nord e un movimento a ritroso dal presente al passato.

Per un tragico accadimento che si verifica quando in cielo non splende il sole ma la luna, tre personaggi si ritrovano a mescolare i loro destini spinti da un bisogno fortissimo di ripensare la propria esistenza.
Il loro è un cammino verso l'amore che si incrocia ora con la vendetta, ora con il bisogno di confessare un sentimento taciuto, ora con la necessità di una paternità a lungo negata o non desiderata. Ora, infine, con le vite di altri individui.

Puntando all'essenzialità e al mistero e giocando con sottrazioni e sottintesi, il regista fa consapevolmente a meno delle dark lady tipiche del filone per mettere a fuoco soprattutto i personaggi maschili, evidenziandone la natura sospesa.
Del cabarettista Enrico e del poliziotto integerrimo Matteo ciò che interessa a Prisco sono i fallimenti, la speculare incompletezza: a uno manca la soddisfazione professionale, all'altro la generosità di cuore.
Non pienamente definiti sulla pagina scritta, entrambi acquistano spessore grazie al gioco degli attori che li interpretano: il bravissimo Gianfelice Imparato e un Giorgio Pasotti senza ciuffo che, avvicinandosi con dedizione e umiltà a un uomo sgradevole e scorretto, ci regala il suo primo cattivo.
La verità è che avremmo voluto avere qualche informazione supplementare su questi avversari per caso, così come sulle dinamiche dell'incidente che avvia il gioco di spostamenti. E invece rimaniamo un po' smarriti, incapaci di completare con la fantasia un mosaico a cui mancano delle tessere.

Intelligentemente slegato da ogni riferimento temporale così da acquistare un'universalità che rende i sentimenti mostrati assoluti, Nottetempo riesce a esprimere un senso di ineluttabilità che mantiene alta la tensione.
Anche in questo senso il film è un prodotto originale, che pur con un budget di soli 650.000 Euro riesce ad esprimere una precisa idea di cinema: un'idea personalissima che non diventa mai fastidiosamente autoreferenziale.

 



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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