Non avere paura del buio - la nostra recensione

13 gennaio 2012
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Guillermo del Toro è uno di quei personaggi cui la gente normale vorrebbe carpire il segreto dell’attivismo senza sosta e della creatività inesauribile. Ma di qui a valutare positivamente ogni cosa che faccia, direttamente o indirettamente, ce ne passa.


Guillermo del Toro è uno di quei personaggi cui la gente normale vorrebbe carpire il segreto dell’attivismo senza sosta e della creatività inesauribile. Ma di qui a valutare positivamente ogni cosa che faccia, direttamente o indirettamente, ce ne passa.
È il caso di questo Non aver paura del buio, horror di derivazione ultraclassica che è sbarcato nelle sale di tutto il mondo forte dell’ostentazione del brand del Toro, che in questo caso ha seguito il progetto come produttore e co-sceneggiatore.

Remake di un omonimo film per la tv del 1973, Non aver paura del buio prende le mosse da uno spunto decisamente non originale ma tutto sommato più che passabile: una grande e antica dimora, un segreto antico e minaccioso, una bambina introversa e solitaria, la minaccia alla quale i grandi non credono: si respira aria di Tales From the Crypt, insomma.
L’atmosfera, in un film di questo genere, è tutto: e se dal punto di vista scenografico e del setting autunnale ci siamo anche, è il polso di una regia forte e competente a mancare.
L’esordiente Troy Nixey viene dal mondo dei fumetti, e lo dimostra nell'attenzione alla composizione dell’inquadratura e nel buon uso del montaggio. Il cinema, però, richiede qualcosa di più e di diverso, qualcosa che il neo regista crede di trovare nei movimenti di macchina liquidi e superflui e nella patinatura calda dell’insieme.
Ma quel di cui Non aver paura del buio avrebbe avuto bisogno è altro: se non di un po’ di sporcizia viscerale, perlomeno di una costruzione della tensione che invece appare del tutto assente. I vuoti di suspense, allora vengono riempiti dalla noia e da un paio di spaventi a buonissimo mercato che Nixey piazza con l’aiuto della CGI e delle piccole e mostruose scimmie-topo che incarnano la minaccia del suo film.

Un peccato, perché comunque di horror mainstream, facili e per tutti i palati ci sarebbe anche bisogno, e del Toro avrebbe le carte in regola per far di meglio.
Lo dimostra, ad esempio, l’aspetto più interessante del film, tutto legato alla scrittura: parliamo della descrizione del rapporto tra la piccola Sally (affidata ad un volto decisamente poco simpatico come quello di Bailee Madison) e la nuova compagna del padre (interpretata un po’ legnosamente dalla signora Cruise, Katie Holmes).
Le sfumature del rapporto tra una bambina e un genitore non biologico, accennate ma centrate, sono tra le uniche capaci di smuovere Non avere paura del buoi dalla sua anonima piattezza.
Con buona pace delle scimmie-topo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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