Noi siamo infinito - la nostra recensione del film con Emma Watson

12 febbraio 2013
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Dirigendo l'adattamento del suo romanzo più famoso, Stephen Chbosky racconta con semplicità e accuratezza le difficoltà dell'adolescenza, età dell'incertezza e dell'impossibilità di volersi bene.

Noi siamo infinito - la nostra recensione del film con Emma Watson

Il significato profondo di Noi siamo infinito, piccolo film che nell'abbuffata bulimica di tutto il cinema possibile ci ha graffiato l'anima, è racchiuso in una battuta pronunciata da un personaggio a metà della storia:"Accettiamo l'amore che crediamo di meritare".
Riferita all'età adulta, questa frase può sembrare lo slogan di un corso di autostima o il refrain di una seduta di alcolisti anonimi, ma contestualizzata all'interno del tumultuoso percorso di crescita di un gruppo di teen-ager inquieti acquista un'altra valenza.E un'altra verità.

Senza togliere nulla a Juno di Jason Reitman e a Un amore di gioventù di Mia Hansen-Love, negli ultimi dieci anni nessun regista è riuscito a penetrare il cuore nero degli adolescenti come lo scrittore Stephen Chbosky, che dirigendo l'adattamento del suo celebre romanzo "Ragazzo da parete", ha indagato gli abissi dell'età forse più difficile della vita.
I suoi personaggi, a cominciare dal protagonista Charlie e dagli studenti dell'ultimo anno con cui stringe amicizia, sono bambole rotte, young adults che hanno conosciuto violenza e omofobia e che lottano silenziosamente contro i demoni interiori, primo fra tutti l'impossibilità di accettare la propria imperfezione.
Chbosky guarda al loro tempestoso viaggio verso la gioia e l'accettazione di sè senza distacco nè paternalismi.
C'è la sua storia infatti dietro ai guai di Charlie, Patrick e Sam, una storia che comincia sulle note di "Asleep" degli Smiths, la canzone dell'invito all'oblio, e termina con "Heroes" di David Bowie, brano della fiducia in un futuro da re, un futuro, appunto, “pieno di infinito”.

E' un'opera molto curata Io sono infinito, che nonostante la perfetta ricostruzione d'epoca non gioca all'operazione nostalgia.
E' un inno alla vita che non resta ingabbiato nella struttura epistolare del libro di partenza e che ha permesso a Emma Watson di uccidere finalmente Hermione Granger, mettendo al suo posto una ragazza quasi interrotta che in fatto di coolness non ha nulla da invidiare alla protagonista di Buffy l’Ammazzavampiri, la serie che insieme a Dawson’s Creek ci ha regalato i teen-ager più verosimili della tv americana.

Ringraziamo Stephen Chbosky per aver creato un personaggio così bello, e anche per averci fatto riascoltare i Cocteau Twins e i Dexys Midnight Runners, e per averci mostrato che solo da un dolore vissuto con dignità a volte può nascere il vero talento artistico.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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