Nimby - Not in my Backyard: recensione della commedia nera finlandese

14 dicembre 2021
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Teemu Nikki mescola la black comedy alla satira in Nimby - Not in my Backyard, un Ti presento i miei che incontra Carnage e i film di zombie. Si ride, si riflette e ci si aggrappa a una speranza e a un messaggio di pace.

Nimby - Not in my Backyard: recensione della commedia nera finlandese

Se un film ha come sottotitolo "Not in my Backyard", che significa "Non nel mio cortile sul retro", significa che probabilmente parlerà di intolleranza, intransigenza, diffidenza, paura del diverso, xenofobia magari, forse omofobia, di sicuro razzismo. E in effetti questi brutti ed esecrabili atteggiamenti mentali (o cattive abitudini) sono fra gli argomenti del nuovo lungometraggio di Teemu Nikki, ma se riusciamo a riderne di gusto e a considerare Nimby come un divertissement che ci meraviglia ad ogni svolta drammatica e che parla di cose serissime e preoccupanti però senza appesantirci, è perché il regista si muove all'interno della black comedy e della satira, non risparmiando proprio nessuno.

Lungi dall'idea di mettersi in cattedra, Nikki gira un film caleidoscopio, "a cipolla", che rivela una molteplicità di strati e che non è mai quel che sembra. La vicenda comincia come la cronaca di un coming-out, con le giovani Mervi e Kata intenzionate a dire ai genitori di Mervi, che abitano in campagna, che la loro amata e unica figlia è gay e a introdurli alla sua dolce metà, che è di nazionalità tedesca e ha una madre iraniana che è responsabile dell’Agenzia dei Rifugiati delle Nazioni Unite. Nel frattempo, però, la mamma e il papà di Kata sono arrivati a Helsinki e, attraverso il gps del cellulare della ragazza, si ritrovano a partecipare anche loro a un Ti presento i miei che si trasforma in un Carnage nel quale, inutile precisarlo, si dicono cose tremende. Eppure queste cose tremende sono talmente dei cliché che l'effetto è irresistibilmente buffo.

Ma non finisce qui, perché Teemu Nikki si diverte anche a mescolare persone che non si capiscono perché parlano lingue diverse (il finlandese e il tedesco) e masticano poco l’inglese. Altre scoperte assurde che coinvolgono persino un prete rendono i litigi ancora più spassosi e ai limiti del grottesco, facendoci intuire, come già detto, che l'incapacità di comprendersi è la causa della violenza che agita il mondo, e che di base gli uomini sono uguali ma, avendo smesso di parlare e capirsi, si sono messi, ahinoi, gli uni contro gli altri. Il problema dei personaggi di Nimby - Not in my Backyard è che persino chi parla lo stesso idioma si è allontanato, perso in una landa di rancori e di non detti. E poi c’è addirittura chi è in conflitto con se stesso, o meglio con il se stesso di una volta, più autentico, ribelle, addirittura hippy.

Ad avvicinare alcuni membri del male assortito gruppetto sarà una causa di forza maggiore che spinge il film ancora in un altro territorio: quello dello zombie movie. Il movimento neonazista che abita nel paesino dove tutto ha luogo circonda infatti la casa della famiglia di Marvi perché vuole e prendere e forse uccidere la madre di Kata, catalizzatore del loro odio verso i rifugiati che, arrivando, hanno tolto ricchezze e lavoro. E’ chiaro che Teemu Nikki fa riferimento a qualcosa di realmente accaduto, e anche se siamo stati distratti dal Covid, in Finlandia come altrove non c’è stata nessuna apertura verso chi ha dovuto cercare una nuova patria perché impossibilitato a restare nella propria. Data la ridicolaggine del gruppo di violenti del film, che sono zucconi e perdigiorno, nemmeno nell'affrontare questa scomoda questione Nimby si fa accademico e didascalico. I neonazisti minacciano di incendiare la casa, e noi pensiamo a L'alba dei dei morti viventi, e perfino a L'alba dei morti dementi, mentre l’alcool, il sesso e l’erba creano illusori legami fra le persone confinate in una casetta poco resistente come quelle dei tre porcellini prima dell’uso dei mattoni. In una simile generale confusione, che alla lunga stufa un po’, se non altro perché i dialoghi non sono abbastanza arguti, emerge fortunatamente un possibile happy ending, qualche anima buona insomma. E questo perché la speranza, per un regista che non crede in Dio e ha scarsa fiducia nella sua generazione, è riposta nei giovani, che sono i più intelligenti e lungimiranti, i più puri e combattivi. I ragazzi e le ragazze di oggi, ai quali è stato tolto tutto ancora prima che crescessero e che si sono dovuti confrontare con chi ha avuto di più, sono gli unici che, nel nostro presente, hanno tirato fuori grinta e voglia di giustizia sociale.

Nimby non è un film sul girl power, ed è casuale che sia una donna a un certo punto a prendere in mano la situazione, però lasciateci dire che nella nostra storia le donne fanno più bella figura degli uomini, le giovani donne però, rese indistruttibili dalle battaglie delle loro madri e determinate a farsi strada sgomitando in un mondo che, magari non in Finlandia, ancora conserva qualcosa di patriarcale.

Nimby - Not in my backyard
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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