Naples '44: recensione del film di Francesco Patierno che ripercorre le orme delle memorie di Norman Lewis

19 ottobre 2016
2.5 di 5
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Il testo letterario è accompagnato da suggestini visive fra passato e presente.

Naples '44: recensione del film di Francesco Patierno che ripercorre le orme delle memorie di Norman Lewis

In una carriera costellata di film molto diversi una dall’altra, come Pater familias e Il mattino ha l’oro in bocca, il regista napoletano Francesco Patierno ha iniziato con La guerra dei vulcani un processo di fusione fra materiali di repertorio di varia provenienza, che ha utilizzato anche in Naples ’44, adattamento dello splendido libro di memorie sulla città partenopea alla fine della Seconda Guerra Mondiale, scritto dall’ufficiale britannico Norman Lewis, entrato in città al seguito della Quinta armata americana.

Un esperimento alla ricerca di suggestioni visive e uditive, per accompagnare un narratore onnipresente che legge ampi brani di Napoli ’44. Un lavoro di ricerca in archivi pubblici e privati, spesso lontani dal nostro paese, per garantire una potenza visiva che fosse evocativa e contemporaneamente il più possibile inedita. Non solo, Patierno ha montato anche molte scene tratte da film di ambientazione napoletana, in modo da creare un dialogo continuo fra varie forme di finzione e realtà, ma anche fra passato e presente, inserendo sequenze girate al giorno d’oggi, sulle tracce di un attore che interpreta Norman Lewis.

Il libro di partenza, fra i più affascinanti memoriali di quel periodo, è esso stesso un ibrido difficilmente incasellabile: diario privato, ma anche affresco romanzesco. Protagonista una Napoli devastata dalla guerra, ma in grado di mantenere umanità e slanci di vita che fecero innamorare l’ufficiale britannico, poi diventato scrittore. Con un tono mai retorico e una fresca arguzia tutta british, Napoli ’44 è il motore vivo di questo film, nonostante il tentativo di Patierno di renderlo altro rispetto a un mero audiolibro con coperture. Particolarmente suggestiva è la versione originale, con Benedict Cumberbatch come narratore, la cui voce dalla pulizia musicale è un valore aggiunto reale del film. Il regista napoletano cerca di ritrarre una città in fondo non molto diversa da quella attuale, non sempre riuscendoci, insistendo su alcune figure raccontate nel libro, facendole emergere dalla pagina per diventare maschere contemporanee della commedia napoletana.

Come Lattarullo, guida agli usi e costumi locali per Lewis, professionista istruito in miseria, che fa un pasto solo al giorno e sopravvive impersonando un ricco zio di Roma nei funerali dei napoletani. Una maschera cui Patierno dà il volto di Totò, principe decaduto in tanti film e simbolo dell’arte di arrangiarsi partenopea. Talvolta le immagini risultano troppo didascalicamente inserite, altre riescono nell’intento polifonico di far diventare la narrazione qualcosa di diverso, di originale.  

Naples '44
Il trailer del film - HD


  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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