Mon Roi: la recensione del dramma di Maiwenn presentato al Festival di Cannes

17 maggio 2015
2.5 di 5
34

Dopo il premiato Polisse la regista racconta la storia di un'ossessione amorosa.

Mon Roi: la recensione del dramma di Maiwenn presentato al Festival di Cannes

Le frenetiche quotidianità di un corpo di polizia destinato alla protezione dei minori avevano giovato allo stile nervoso dell’attrice passata dietro alla macchina da presa Maiwenn. Il suo Polisse (ci) aveva convinto per la sua capacità di catturare un tema tanto complesso con credibilità, senza scadere nell’isteria. Il soggetto particolarmente interessante deve aver giovato all’autrice francese, almeno a giudicare dalla riuscita decisamente diversa di Mon roi. Dall’amore per il proprio lavoro e l’etica dell’impegno quotidiano, all’amore tormentato di una agiata coppia parigina. Il risultato è un crollo verticale di quella sincerità che a sentire la regista è parte decisiva del suo cinema.

I due protagonisti sono stonati fin dal nome: Tony lei e Georgio (sic!) lui. Si incontrano nel corso di una serata in un locale. Lei lo abborda, dice che si sono già conosciuti; in fondo Vincent Cassel non possa inosservato. Lui non sembra ricordarsene, ma ne approfitta per mettere in scena il suo rituale sfrontato di conquista. Non ci vorrà molto per finire a letto e in una relazione all’insegna della passione, con un tocco di follia. Uomo senza freni, il seducente Georgio passa dalle vette dell’adorazione romantica al disinteresse. Lei sacrifica la sua vita privata e il lavoro come avvocato, finendo prigioniera di una ragnatela sempre più soffocante di comportamenti egoistici del partner. Il sorriso di lei si trasforma nel volto segnato dal nervosismo costante. La depressione è inevitabile, non lontana da quella suicida dell’ex di lui, terzo incomodo sempre presente nella loro quotidianità.

Le montagne russe sono continue, nel rapporto fra i due, con gli alti costituiti da poco credibili riavvicinamenti giocosi, infantili castelli di sabbia pronti a essere spazzati via alla prima occasione dall'onda implacabile de narcisismo infantile di Georgio. La nascita di un figlio sarà solo un'arma in più di ricatto emotivo.

Se non sapessimo che la regia è di una donna verrebbe di sottolinare in rosso il maschilismo di una storia che presenta una protagonista masochista fino all’eccesso. Una donna passivamente succube dei continui cambi di luna di un uomo che la rende incapace di lasciarselo alle spalle. Il problema è che questo tourbillon febbrile rimane nelle intenzioni, raffreddato com’è da una messa in scena isterica, superficiale e vacua. Il narcisismo di Maiwenn, addomesticato in Polisse dalla coralità della storia, viene a galla implacabile e deleterio per lo spettatore. Impossibile provare empatia, ma anche solo superare la sensazione di falsità traboccante ogni fotogramma.

Raccontato in flashback durante la riabilitazione di Tony dopo un incidente sulle piste di sci, Mon roi risulta stonato come una serata passata a osservare in disparte un gruppo di amici sguaiatamente alle prese con la risata isterica alcolica... non avendo bevuto.





  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento