Molière in bicicletta - la recensione del raffinato film di Philippe Le Guay

10 dicembre 2013
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Due attori che provano una pièce di Molière

Molière in bicicletta - la recensione del raffinato film di Philippe Le Guay

Il mestiere dell’attore è un microcosmo variegato, molto più di quello che si possa pensare. Uno dei più antichi mestieri del mondo che ha vissuto secoli e secoli di variazioni, prestando i suoi servigi a forme di espressioni artistiche sempre diverse. Il teatro è la più antica e risulta difficile pensare che un interprete di repertorio faccia lo stesso mestiere di un attore di fiction televisive sdolcinate.

La lingua è lo strumento più importante per un interprete, che deve essere capace di utilizzare le parole scritte da qualcun altro colorandole con la propria sensibilità, filtrata attraverso quella del regista, naturalmente. Sono queste le riflessioni che vengono in mente osservando con attenzione i due protagonisti di Molière in bicicletta, nuovo film di Philippe Le Guay, che ultimamente aveva ottenuto un buon riscontro, anche da parte del pubblico italiano, con Le donne del 6° piano.

I due attori, si diceva. Uno è un raffinato attore teatrale, ossessionato dalla lingua, dalle sfumature più ricercate che rendono il suo modo di intendere la recitazione profondamente classico, quasi arcaico, molto lontano dall’approccio più moderno del suo vecchio amico e collega, che cerca di attenuare il rigore del teatro classico con qualche concessione ad un pubblico abituato a una lingua più piana, quotidiana.

Serge è lo straordinario Fabrice Luchini, schivo e cinico, Gauthier è Lambert Wilson, sportivo ed elegante, che vuole sfruttare il suo successo in una fiction ospedaliera di dubbio gusto per convincere il suo collega a tornare in scena dopo alcuni anni di esilio sull'Île de Ré. Obiettivo è mettere in scena con lui "Il misantropo" di Molière.

Il film è costruito come un duello fra i due in otto atti, tante quante sono le volte in cui ripetono la stessa scena, in momenti diversi. Un lavoro di immedesimazione sottile in cui Serge si rende conto di essere sempre più vicino al protagonista della pièce e vecchi rancori, piccole invidie, compromettono sempre più il loro rapporto. Quando poi nei loro pomeriggi teatrali si intrufolerà anche una donna italiana di nome Francesca, la nostra Maya Sansa, la fragilità dell’attore lascerà spazio sempre più alla speranza di una rinascita.

Molière in bicicletta è una commedia sofisticata con un’accuratezza linguistica rinfrescante che si avvale di interpreti di gran livello, specie un maestoso Luchini. Pur inciampando qua e là in svolte narrative prevedibili rimane un elegante duello a colpi di fioretto.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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