Misure straordinarie - la recensione del film con Harrison Ford

20 aprile 2010
2 di 5

Riduzione cinematografica della vera storia di John Crowley e del dottor Stonehill, coloro che hanno trovato il vaccino per il morbo di Pompe, rarissima malattia genetica che colpisce soprattutto i bambini. Harrison Ford e Brendan Fraser interpretano al loro peggio un melodramma scolastico e zuccheroso, che mai stimola le emozioni del ...

Misure straordinarie - la recensione del film con Harrison Ford

Misure straordinarie - la recensione

Vi sono dei progetti cinematografici in cui l’importanza del tema trattato a volte è talmente sovrastante che finisce per travolgere ogni elemento specifico necessario per realizzare un lungometraggio equilibrato; si finisce infatti con lo stare talmente attenti a far passare il messaggio sociale o politico in esso contenuto che si perde di vista il fatto che bisogna inserirlo in una confezione che ne possa supportare con adeguatezza la rilevanza. Questa appare il caso di Misure straordinarie, basato sul libro di Geeta Anand, testo che racconta della vera storia di John Crowley e dello scienziato Robert Stonehill, e di come sono riusciti con la loro ostinazione a trovare una cura per il morbo di Pompe, una disfunzione genetica fatale per chi ne soffre, soprattutto nei primissimi anni di età.

Fin dalle primissime scene è impossibile non accorgersi che si tratta di un film “a tema”, un melodramma totalmente attento a mettere in scena in maniera il più empatica possibile il dolore delle famiglie colpite da questa disgrazia, e nello stesso tempo glorificare i personaggi che hanno combattuto e sconfitto tale avversità. Ogni componente della messa in scena del regista Tom Vaughan è indirizzata ad una visione edificante ma purtroppo mai veramente coinvolgente della storia: dalla fotografia leccata al montaggio suadente, dalle musiche dolciastre alle scenografie eleganti, Misure straordinarie è confezionato per intenerire lo spettatore, dimenticando però che per coinvolgerlo veramente si sarebbe dovuto anche “drammatizzare” la storia. Tutto nel film invece scorre senza nerbo, in quanto la malattia come conflitto primario da sola non può reggere un’intera sceneggiatura se poi non si racconta con precisione l’effetto che ha sulle psicologie e sull’animo dei personaggi che ne sono coinvolti; questo lo script Robert Nelson Jacobs sembra evitarlo in maniera accurata, seguendo pedissequamente l’ordine degli eventi e nulla più.

Altro punto dolente di Misure straordinarie è il cast, interamente da biasimare: Brendan Fraser ed Harrison Ford non soltanto sono clamorosamente fuori parte, ma in più insistono nell’accentuare le caratteristiche delle rispettive figure – il padre straziato dal doloro e lo scienziato asociale ma geniale – con una serie di smorfie da vecchia scuola Actor’s Studio che non fanno altro che accentuarne le limitate capacità attoriali. Appena, solo appena meglio il gruppo di supporto composto da Keri Russell, Courtney B. Vance, Patrck Bauchau e soprattutto Jared Harris, anche se comunque nessuno degli interpreti riesce a sollevare sufficientemente le sorti di questa produzione.

Dopo il non indimenticabile ma comunque accettabile Notte brava a Las Vegas, Tom Vaughan ha diretto con pochissima voglia un lungometraggio il cui senso primario non appare a dire il vero ben chiaro, o meglio non riesce ad emergere attraverso gli strati di una confezione davvero troppo zuccherosa per risultare efficace.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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