Mazinga Z Infinity: la recensione dell'anime celebrativo della Toei Doga

28 ottobre 2017
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Un inchino all'antesignano dei Super Robot, con un lungometraggio nuovo e antico allo stesso tempo.

Mazinga Z Infinity: la recensione dell'anime celebrativo della Toei Doga

Ormai scienziato, dopo essersi lasciato alle spalle i giorni in cui guidava Mazinga Z, Koji Kabuto rinviene una ragazza androide, ribattezzata Lisa, nelle misteriose rovine scoperte all'interno del Monte Fuji. Sembra essere la chiave per avviare il gigantesco mech Infinity. Mentre la minaccia del Dottor Inferno torna a farsi preponderante, e Sayaka sogna un futuro e una famiglia con lui, Koji cederà alla tentazione di controllare ancora una volta Mazinga Z. Lo farà anche per correre in aiuto del Grande Mazinga e di Tetsuya, che aspetta un figlio da Jun, divorata dall'apprensione.

Mazinga Z Infinity, diretto da Junji Shimizu, è un colossale omaggio alle creazioni di Go Nagai: proprio quest'anno infatti Mazinga Z, antesignano del fenomeno Super Robot che spopolò in Italia non prima della fine dei Settanta, compie 45 anni. Il lungometraggio animato, realizzato dall'immortale Toei Animation, fonde insieme i personaggi di due serie di anime consecutive, cioè appunto Mazinga Z e Il Grande Mazinga (in realtà in Italia trasmesse al contrario!), cercando di non lasciare scoperto neanche un anfratto del nostro cuore e dei nostri ricordi.

Sul piano nostalgico, Mazinga Z Infinity funziona, e se è soltanto questo che si cerca da un'operazione di questo genere, difficilmente si rimarrà delusi: non soltanto perché la sceneggiatura intreccia tutti i personaggi e i villain più iconici con evidente e contagioso affetto, ma anche perché – consapevole dell'età più avanzata di chi si avvicinerà al film – suggerisce un'evoluzione esistenziale per i suoi protagonisti. Se Tetsuya ha già accettato di diventare padre, Koji non riesce ad abbandonare l'entusiasmo della giovinezza e non vuole ufficializzare il suo legame con Sayaka. Insomma, siate Peter Pan o ex-Peter Pan, vi avviciniate al film con rimpianto conflittuale o serena dolce nostalgia, voi siete qui. Un certo paradosso "spaziodimensionaltemporale" (stiamo inventando adesso il termine) riesce inoltre piuttosto suggestivo, nonché piacevolmente simbolico, segno di un buon impegno in sceneggiatura da parte di Takahiro Ozawa.

Il difetto, che ci rendiamo conto potrebbe essere ritenuto molto soggettivo, è nell'effetto boomerang della fedeltà all'ingenuità del genere Super Robot classico. Non so quanti lettori, non rigorosamente aficionados di anime, abbiano provato ad affrontare da adulti i Mazinga e gli affini che amavano da ragazzini: il tono pacifista condivisibile ma predicatorio, le spiegazioni telefonate e intrise di termini scientifici farneticanti, la retorica romantica compiaciuta sono tutti elementi che a quarant'anni possono intralciare l'apprezzamento. Il genere rimane uno tra i più identificativi dell'anime in occidente, ma col passare dei decenni, e con la diffusione negli ultimi anni di prodotti più sfaccettati (non solo il recupero doveroso di Miyazaki, ma per esempio il fenomeno di Your Name o la scoperta di Satoshi Kon), Mazinga Z Infinity sembra provenire davvero da un'altra epoca, nel bene e nel male.
Posto che si abbia la necessaria forza di non perdere il bambino interiore per arginare gli eccessi di ragione, s'incontrerà una produzione piuttosto solida, per la suddetta capacità di omaggiare i classici, e per un uso molto intelligente e ben integrato della CGI negli adrenalinici combattimenti.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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