Max Steel: la recensione del film tratto dal giocattolo Mattel

15 ottobre 2016
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Un adattamento che ha lo stesso meccanismo di un cinecomic.

Max Steel: la recensione del film tratto dal giocattolo Mattel

Max McGrath si trasferisce con sua madre Molly nel paese in cui era nato e in cui suo padre è morto. Stava lavorando a un progetto scientifico misterioso, misterioso quanto i poteri incredibili che il liceale Max sembra avere: emette scariche di energia. La comparsa di un alieno robot, Steel, che si dichiara sua guardia del corpo e completamento naturale, non fa che confondere ancora di più le idee del nostro eroe. Il segreto è nel passato e nell'identità di papà...

Max Steel è una linea di action figure Mattel, commercializzate a partire dal 1999, già trasposte sotto forma di serie tv animata nel 2000-2002 e in tempi recenti, con un'altra serie che ha funzionato da reboot. Questo lungometraggio dal vero invece si è trascinato per anni in fase di preproduzione, quando si pensava che sarebbe stato Taylor "Jakob" Lautner a interpretare Max, prima che rinunciasse e a lui subentrasse l'attuale protagonista, il ventiduenne Ben Winchell, con esperienza televisiva.

Scritto da Christopher Yost, specialista di supereroi in serie tv Marvel e DC, questo Max Steel è a tutti gli effetti un cinecomic a medio budget, anche se la sua provenienza non è rigorosamente fumettistica. Il 100% di quello che accade è prevedibile da chiunque bazzichi questo sottogenere, nè lo stile di regia di Stewart Hendler o il copione fanno alcunché per trovare angolazioni fresche o spunti nuovi. Max Steel è una produzione corretta, con effetti visivi corretti, con attori corretti (i comprimari sono Maria Bello nel ruolo della mamma e Andy Garcia in quello di un vecchio amico di famiglia). Il problema è che nell'attuale inondazione di prodotti di questo tipo, il "corretto" non è più sufficiente a smuovere l'interesse delle masse: potrebbe farlo il fattore nostalgia, ma in questo caso il giocattolo su cui si basa non proviene dai mitologici anni Ottanta, e bisogna verificare quanto i sedicenni condividano con i quarantenni la nostalgia disperata (ci auguriamo non lo facciano: sarebbe inquietante).

Max Steel ha se non altro l'onestà di non promettere saghe interminabili di cui si supponga la visione di ogni capitolo: di questi tempi, un film per un target così preciso (fine scuola media – inizio superiori) che si presenti così relativamente autoconclusivo è abbastanza raro, e di questo ringraziamo se non altro la produzione. I figli che rientrino nella fascia d'età indicata si divertiranno, posto che non abbiano già in curriculum la visione di troppe opere dello stesso tipo.

Max Steel
Trailer ufficiale internazionale - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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