Maternity Blues - la recensione del film

26 aprile 2012
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Quando una mamma uccide un figlio. E’ il tema drammatico che ha spinto Grazia Verasani, autrice dell’opera teatrale da cui è tratto Maternity Blues e co-sceneggiatrice del film con il regista Fabrizio Cattani, a esplorare il tema dell’infanticidio.


Quando una mamma uccide un figlio. E’ il tema drammatico che ha spinto Grazia Verasani, autrice dell’opera teatrale da cui è tratto Maternity Blues e co-sceneggiatrice del film con il regista Fabrizio Cattani (qui alla sua seconda fatica co-prodotta con la troupe e il cast artistico), a esplorare il tema dell’infanticidio. La volontà della Verasani, iniziata alla scrittura da Tonino Guerra, era quella di raccontarci queste donne che commettono un reato così grave, inaccettabile, da un punto di vista diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, senza né accusare, né giustificare, semplicemente fotografando questa realtà.

Il titolo del film è fuorviante, qui non si ha a che fare con il blues di madri in piena crisi post-parto, ma con il dolore di quattro donne che hanno ucciso i loro figli e di conseguenza loro stesse. Da Medea a oggi più che mai, l’infanticidio è un dato di fatto.
Poco più di tre mesi fa un quotidiano del trevigiano intitolava “Lo zaino si impiglia nel camper, madre travolge e uccide figlio di 10 anni”. Questa disgrazia, apparentemente casuale, è indice della follia in cui sono piombate molte madri oggi, vittime e carnefici in una società che, debole e disperata, rincorre ritmi allucinanti in cui non c’è spazio per prendersi cura dell’altro. Madri spesso sole con lavori precari e compagni assenti, acrobate su un campo minato. Perché i figli sono, usando parole della Verasani, anche dei tiranni, usurpatori del sonno, del tempo e dello spazio vitale.
Questo ci si aspettava da Maternity Blues, una denuncia sociale utile, come solo il cinema può essere, di una realtà che fortunatamente uccide solo madri borderline, donne in bilico, con un passato spesso doloroso e senza appigli stabili nel presente. Un tranquillo menage di follia insomma, dove in un attimo si può oltrepassare, con un raptus omicida, quel limite oltre il quale non c’è più ritorno.

Purtroppo è solo su questo (tentato) ritorno che è incentrato il film.
Le quattro protagoniste (Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara Marteggiani e Marina Pennafina), descritte come “colpevoli innocenti” vivono rinchiuse in un ospedale psichiatrico giudiziario, labirinto di espiazione e per qualcuna di loro anche redenzione. Madri assassine che, citando una frase del film, portano sul volto la S di un senso di colpa indelebile, unico comune denominatore di queste donne molto diverse tra loro (ad eccezione della passionale e diretta Eloisa). La denuncia in questo film c’è, ma il background delle protagoniste e soprattutto il perché del loro folle gesto viene approfondito bene solo in un flashback di Vincenza, la veterana del gruppo, che in un momento di stress incontrollabile (casa sottosopra, telefono che squilla, tre figli piccoli, bollitore che sibila e una vita spezzata dal tradimento del marito) infila il bambino che stava allattando nella lavatrice.

In un cast prevalentemente femminile fa eccezione un Daniele Pecci qui nel piccolo ma significativo ruolo di un personaggio muto, una specie di orso focalizzato su un dolore pregresso che bofonchiando rende bene il travaglio di un uomo che si trova ad amare ancora il mostro che ha ucciso i suoi figli (“Io non ho più soldi da mettere da parte per mandarli all’università”).

Nonostante mantenga una linea piuttosto piatta, Cattani riesce a tenere viva la storia offrendoci un film confezionato abbastanza bene (è stato realizzato con appena 400mila euro) e a cui va assegnato il merito di gettare uno sguardo inedito sulla malattia mentale e sulle dinamiche dell’ospedalizzazione. Anche se a tratti sfiora la soap opera, Maternity Blues rimane un’opera coraggiosa e da vedere (armati di fazzoletti per chi è di lacrima facile), soprattutto qui in Italia dove si producono troppe commediole demenziali e non sempre di alto livello.

Maternity Blues
il trailer del film di Fabrizio Cattani


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