Marilyn ha gli occhi neri: recensione della commedia con Miriam Leone e Stefano Accorsi

03 ottobre 2021
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Al suo terzo film, Simone Godano dirige Stefano Accorsi e Miriam Leone in una commedia anche romantica che racconta la diversità con leggerezza e ci insegna ad accettarci per quello che siamo.

Marilyn ha gli occhi neri: recensione della commedia con Miriam Leone e Stefano Accorsi

"I wanna be loved by you, just you, nobody else but you" - cantava sconsolata Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo dopo aver perso per sempre il suo miliardario dai grossi occhiali. Lo stesso brano, un po’ stonato, lo dedica una ragazza che dice tante bugie, e che si chiama Clara, a un ragazzo che balbetta e si arrabbia molto più del dovuto. Questa seconda Marilyn ha gli occhi scuri come la prima, ma non ha mai sfondato nel mondo dell'intrattenimento e, come il ragazzo particolarmente suscettibile, è costretta a frequentare un Centro Diurno insieme ad altre persone con un disagio mentale. La seconda Marilyn inoltre ha il viso e il corpo della splendida Miriam Leone, che si sveste del suo allure, della sua bellezza mozzafiato e di quel pizzico di malizia che la rende irresistibile, per apparire goffa, imperfetta, ingombrante, fuori luogo. Perché è proprio questa l'indicazione che Simone Godano ha dato a lei e a Stefano Accorsi: spogliarsi della loro identità di attori "cool" per lasciarsi completamente invadere dal personaggio. L'obiettivo è stato raggiunto, e Stefano, che ha solo cambiato taglio di capelli, "scompare" nelle grida, nei tic, nelle paure e nella balbuzie del suo Diego. Essere grandi attori significa proprio questo, e se poi si riesce a ad alternare repentinamente il dramma alla tragedia, significa non solo avere un talento speciale, ma anche che il regista a cui ci si è affidati ha svolto un ottimo lavoro.

Dal primo all'ultimo fotogramma, Godano ha fatto in modo che nessuno scivolasse nella macchietta, riuscendo tuttavia a creare situazioni buffe e a raccontare il disturbo mentale con la giusta leggerezza, quella di una buona commedia americana, per intenderci. E però, dietro alle brutte figure, alle parolacce di una donna affetta dalla Sindrome di Tourette e alle crisi di un uomo impaurito che grida sovente al complotto, c'è una riflessione molto seria sull'incomunicabilità che regna nel nostro mondo, che poi è quella "cosa" che ci fa sentire tremendamente soli e che allontana gli altri. "E’ brutto non essere visti" - dice a tal proposito Diego, che oltretutto è uno chef sopraffino, e non allude solo ai "pazzerelli", come li chiama affettuosamente il regista, ma anche a chi non ha manie, ossessioni, malattie mentali. Perché accade a tutti di risultare invisibili, e a ciascuno di noi succede spesso di non sentirsi libero di mostrarsi per quello che è.

Torniamo a Marilyn Monroe, perché Clara, Diego & Co. aprono un ristorante alla moda e "alternativo" come lo sono coloro che ci lavorano, chiamandolo il Monroe. E' descritto dai "proprietari" come l'ottava meraviglia su Internet e vengono magnificate le esibizioni di originali performer, e qui il film dà una piccola stoccata alla moda dei locali pluristellati e delle recensioni fatte ad arte. E' Clara che intelligentemente le inventa, e allora, come di tanto in tanto succede quando c'è di mezzo un fool, il pazzo diventa saggio e la sregolatezza va di pari passo con il genio. Inoltre, non bisogna dimenticare che chi non si distingue per autocontrollo ha il dono di essere autentico, sincero, dirompente e franco, e di sentire le emozioni molto più intensamente di chi è "normale". Ecco perché il film coinvolge chi lo guarda. Ma poi... che cos'è la normalità? Esiste qualcuno di veramente normale? "Da vicino nessuno è normale", recitava lo slogan di un'altra commedia che affrontava un argomento analogo.

Sa essere anche molto commovente Marilyn ha gli occhi neri, perché Clara, Diego e i loro nuovi amici combattono ogni giorno una battaglia contro se stessi, e non c’è nulla di più eroico del cercare di superarsi. Simone Godano invita indubbiamente i suoi personaggi e lo spettatore ad accettarsi e a perdonarsi, ma è convinto che un cambiamento e un miglioramento siano possibili, e se non dovessero avvenire, allora non importa, non c’è fretta. Il regista però sa bene che, dopo 1 anno e mezzo in cui abbiamo vissuto reclusi nelle nostre case e lontani dalla socialità, forse ci siamo sentiti proprio come i protagonisti di Marilyn ha gli occhi neri, e magari molti di noi sono implosi. Questa commedia in cui nulla è lasciato al caso e non c'è mai un momento di stanca (anche in virtù di una regia mossa e attenta ai dettagli), potrebbe allora funzionare come medicina per il buon umore. Il nostro invito è di andarla a vedere, perché è un film che vi renderà felici, oltre che autoindulgenti. Qualcuno potrebbe accorgersi di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo, ma la buona notizia è che non è affatto solo. Qualcun altro, invece, realizzerà, una volta uscito dal cinema, di aver visto qualcosa di molto diverso dal solito, il che è raro, ahinoi, nel nostro panorama cinematografico.

Marilyn ha gli occhi neri e stato presentato in anteprima Mondiale al Bari International Film Festival 2021



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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