Manuel Recensione

Titolo originale: Manuel

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Manuel: recensione del dramma su un ragazzo che esce da un istituto per minori diretto da Dario Albertini

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Manuel: recensione del dramma su un ragazzo che esce da un istituto per minori diretto da Dario Albertini

A dimostrare una rinnovata capacità del nostro cinema nel raccontare i giovani, arriva ora un’altra storia di marginalità raccontata con una vitalità ammirevole. Il titolo, Manuel, ci porta direttamente nel mondo del protagonista come immaginato dal documentarista Dario Albertini, qui all’esordio alla regia di finzione. Per lui è stata l’occasione di costruire un ideale seguito del suo documentario Repubblica dei ragazzi, in cui raccontava la vita quotidiana all’interno di una casa famiglia, per interrompersi con l’uscita dei ragazzi una volta raggiunta la maggiore età. Il testimone è raccolto ora da Manuel che ci conduce in quella linea d’ombra che porta dai giorni immediatamente precedenti all’uscita fino al ritorno alla ‘libertà’.

Una condizione non semplice, in cui questo orizzonte tanto agognato potrebbe diventare una prigione più soffocante rispetto alle mura dell’istituto, una libertà da guadagnare e pianificare con cura. Manuel è un ragazzo maturo, però, affettuoso nei confronti dei ragazzi più giovani, ma anche deciso quando c’è bisogno di imporsi. La madre - molto ben tratteggiata in solo un pugno di scene da Francesca Antonelli - l’ha conosciuta praticamente solo durante i colloqui settimanali durante i quali la va a trovare in carcere, ma non ha un attimo di esitazione nel decidere di proporsi per accoglierla in casa, una volta concessi gli arresti domiciliari. Insomma, un ragazzo ben più maturo e più grande della sua età anagrafica, che continua ad accumulare responsabilità e ansie dentro il suo fisico snello e nervoso.

Siamo in una periferia che è non è neanche più città, nei dintorni di Civitavecchia, 70 km a nord di Roma, alle prese con una storia comune, nella sua accezione più positiva, universale, senza caricare sui luoghi comuni del genere: l’eccesso di tragedia, il dramma come scorciatoia narrativa e facile colpo basso nei confronti dello spettatore. Si vede la mano solida di Albertini, abituato a muoversi con discrezione nella vita quotidiana dei suoi personaggi, pedinandoli da vicino senza imporre allo spettatore la presenza ingombrante della sua macchina da presa. Manuel è un film in cui più passano i giorni, più si accumula tensione; accade a noi spettatori come al giovane protagonista, reso con sorprendente credibilità e potenza scenica da Andrea Lattanzi, senz’altro uno dei giovani attori italiani su cui più scommettiamo per un futuro importante, che dimostra come dopo la generazione dei Borghi e dei Marinelli se ne prepara un’altra, altrettanto convincente.

Un racconto di formazione secco e sobrio, che impone le sole piccole grandi sfide di una famiglia che si cerca da anni e non è mai riuscita ad essere tale e di una periferia, interiore e geografica, che di sforzi ne deve fare sempre di più, ma non cerca alibi e si rimbocca le maniche. Un messaggio positivo che non promette scorciatoie, ma lascia aperto un orizzonte pronto da conquistare, da meritare.

Manuel
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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