Manuale d'amore 3 - la recensione del film

24 febbraio 2011
2.5 di 5

Non è un amore da manuale, probabilmente non esiste e chi lo vorrebbe del resto? Ma è il Manuale d'amore di Giovanni Veronesi. Il numero 3, come i 3 capitoli che lo compongono, che hanno ognuno storia a sé.

Manuale d'amore 3 - la recensione del film

Manuale d'amore 3 - la recensione del film


Non è un amore da manuale, che probabilmente non esiste e chi lo vorrebbe del resto? Ma è il Manuale d'amore di Giovanni Veronesi. Il numero 3, come i 3 capitoli che lo compongono, che hanno ognuno storia a sé. Non solo per lo svolgimento e i personaggi (cosa del tutto naturale) ma per le attese che li introducono.

Il numero 3 di un franchise, di una serie, del sequel del sequel dovrebbe essere "la riscossa", laddove il capitolo due è "il ritorno" o "la vendetta": qui si parla d'amore quindi le regole possono essere stravolte, tuttavia questo Manuale d'amore 3 è una sorta di "riscossa". Ben girato e meno carico rispetto al precedente del 2007, dove gli episodi erano quattro (Eros, Maternità, Il matrimonio, L'amore estremo), il nuovo manuale non ha fatto mistero del suo valore di punta (o almeno quello che avrebbe dovuto esserlo) ovvero la star internazionale, quel Robert De Niro, inserito nella sezione "Oltre".

Spero di non offendere nessuno quindi se al richiamo internazionale di Giovanni affianco qualche nota nazionalpopolare. Non lo volevo fare ma Sanremo è finito da poco e nella colonna sonora del film, vedi il caso, è stato inserito quel talento jazzistico di Raphael Gualazzi che al festival ha vinto tra i giovani.
Quindi, voi direte, il primo episodio "Giovinezza" lo affianchiamo a una canzone giovane, tipo "Arriverà" (Modà+Emma), e invece è perfetta "Il vento e le rose" di Patti Pravo, dove (Patti si presta a molte interpretazioni) si confondono le rose (l'amore) con il vento (l'infatuazione, la passione di un momento).
A Scamarcio, giovane avvocato prossimo alle nozze con una dolce Valeria Solarino, capita forse questo, o forse ne ha bisogno, del vento e dell'acqua gelata (dei bagni fuori stagione), quando catapultato i un non-luogo (ridente paesino dela Toscana), viene sorpreso dalla vulcanica Laura Chiatti, prigioniera di un castello dorato. Questa è la stagione poetica, dove le risate (poche) sono affidate alla ricca combriccola toscanaccia, ma dove il trio di beata giovinezza si fa apprezzare e benvolere. Dove quella stessa giovinezza che "si fugge tuttavia..." non si vuole lasciare andare. Poi per mantenerci vintage Laura Chiatti canta (bene) Tenco per sedurre (bene) Riccardo Scamarcio.

Quando arriva il momento di Carlo Verdone, con una verve sfavillante, di risate se ne fanno molte. A lui è affidata la parte rocambolesca della storia, tragicomicamente tormentata, trascinante nelle gag e nella scelta di una brava ed inedita Donatella Finocchiaro, partner di ruolo che seduce e poi ossessiona il povero Carlo, anchorman sposato con capello posticcio. Quindi la "Maturità" funziona bene, fase dell'amore in cui si oscilla, si cede, si ha paura di aver fatto il passo più lungo della gamba. Come funziona sempre bene Carlo Verdone messo alle strette, Veronesi (che lo riconferma ad ogni capitolo) lo trova irresistibile anche quando corre per andare a prendere il treno.

Poi arriva la star, la guest star, l'americano Robert De Niro che accetta di parlare italiano (e pensare in inglese), che nell'ultimo episodio "Oltre" è un docile professore di storia dell'arte nel condominio romano del portinaio Michele Placido, di nuovo brillante nel tratteggiare un carattere verace e strampalato. Questa età ha uno sguardo tenero, De Niro è spaesato un po' per il personaggio, un po' lo è davvero (forse pensa alla stranezza della Bellucci figlia di Placido). Però è una commedia. E Monica Bellucci che apre nuovamente il cuore di Bob all'amore? Secondo me, spogliarello di lui a parte, c’è un buon feeling, non forzato, divertente, divertito, ma non da presa in giorno. E questa delicatezza, magari non è quella di un "toro scatenato", ma non lo si può essere ad ogni età. Dimenticavo, per "Oltre", "Chiamami ancora amore", di un giovane come Vecchioni.




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